Diritto di Famiglia

L'assegno di mantenimento nei confronti del figlio maggiorenne può essere revocato. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 32406 del 08.11.2021).

L'assegno di mantenimento nei confronti del figlio maggiorenne[..]

  • Data:20 Novembre

 

Con la pronuncia in esame la Suprema Corte ritorna sul tema del diritto all'assegno di mantenimento per il figlio maggiorenne che non svolge attività lavorativa stabile e che non investe nella formazione.

Nel caso in esame la Corte di Appello competente riformava la decisione di primo grado disponendo la revoca dell'assegno del padre nei confronti del figlio.

La Corte disponeva, altresì, la revoca dell'assegnazione della casa familiare nei confronti dell'ex moglie la quale, pertanto, ricorreva dinanzi alla Suprema Corte.

La donna contestava la revoca dell'assegnazione della casa familiare in suo favore nonché la revoca dell'assegno nei confronti del figlio.

Gli Ermellini dichiaravano il ricorso inammissibile ed in merito alla revoca dell'assegno nei confronti del figlio maggiorenne condividevano la decisione di secondo grado.

Nella specie la Corte rilevava che il figlio aveva abbandonato gli studi diversi anni prima e aveva maturato qualche esperienza lavorativa in maniera saltuaria nonostante non fossero emerse difficoltà ad inserirsi in un contesto lavorativo.

In definitiva la Suprema Corte ha ribadito il principio di auto responsabilità secondo il quale il figlio non deve abusare del diritto di essere mantenuto dai genitori oltre un limite di tempo e di misura ragionevoli.

Infatti l'obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un percorso di formazione e di un progetto di educazione.

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

(abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione)

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Assegno divorzile per l'ex coniuge che ha permesso al marito di raggiungere il successo professionale. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 29195 del 20.10.2021).

Assegno divorzile per l'ex coniuge che ha permesso al marito[..]

  • Data:10 Novembre

 

Il caso riguardava un giudizio di divorzio tra due coniugi entrambi economicamente indipendenti.

In sede di appello la sentenza di primo grado veniva riformata e veniva stabilito in favore dell'ex moglie un assegno divorzile pari ad € 1.200,00.

L'ex marito, a quel punto, adiva la Suprema Corte.

Parte ricorrente rilevava, tra l'altro, violazione e/o falsa applicazione dell'art. 115 c.p.c. in riferimento alla disponibilità di prove. Inoltre deduceva che, nel caso di specie, era stato riconosciuto in favore della donna un assegno nonostante la stessa fosse economicamente indipendente, violando in tal modo i principi giurisprudenziali in materia di assegno divorzile.

La Suprema Corte rigettava il ricorso proposto.

In particolare, gli Ermellini, per ciò che riguarda il riconoscimento e la quantificazione dell'assegno divorzile, precisavano che, ai fini del riconoscimento dell'assegno, occorre considerare anche il contributo apportato alla realizzazione della vita familiare e di conseguenza alla formazione del patrimonio familiare nonché personale dell'altro coniuge.

Tale criterio, a parere della Suprema Corte, era stato seguito dalla Corte di Appello la quale, nella decisione aveva valorizzato la lunga convivenza e la circostanza che il marito aveva avuto la possibilità di dedicarsi alla carriera anche grazie alla moglie che si era occupata della famiglia.

La donna aveva svolto tale attività senza sacrificare il proprio lavoro di insegnante.

Veniva, altresì, precisato che il lavoro prestato dalla donna era stato considerato nella determinazione dell'assegno il cui importo era stato ridotto ad € 1.200,00 proprio in ragione dell'attività lavorativa svolta dalla stessa.

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

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Niente revisione dell'assegno di mantenimento se il matrimonio era già in crisi al momento del tradimento. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 30496 del 28.10.2021).

Niente revisione dell'assegno di mantenimento se il matrimonio[..]

  • Data:08 Novembre

 

In primo grado il Tribunale dichiarava la separazione tra i coniugi, respingeva le reciproche richieste di addebito e riconosceva in favore della moglie un assegno di mantenimento pari ad € 400,00.

In sede di appello la decisione veniva confermata in quanto la moglie non aveva provato i maltrattamenti e le minacce che sosteneva di aver subito.

La separazione veniva, quindi, ricondotta alla crisi insorta all'inizio del matrimonio a causa della incompatibilità caratteriale tra i due coniugi.

L'importo a titolo di mantenimento era stato stabilito in ragione dello stile di vita della coppia in costanza di matrimonio.

La donna ricorreva dinanzi alla Suprema Corte.

La ricorrente contestava la ritenuta mancanza di prova sul canone di locazione sostenuto dalla stessa, il rigetto della richiesta di aumento del mantenimento, nonostante il divario economico tra le parti, ed il rigetto della richiesta di addebito al marito in presenza di prove sul tradimento dell'uomo non valutate e ritenute inammissibili.

La Suprema Corte dichiarava il ricorso inammissibile.

In primo luogo gli Ermellini ritenevano corretta la decisione della Corte di Appello in quanto i principi sanciti in materia di determinazione dell'assegno, secondo i quali occorre considerare il tenore di vita goduto, le rispettive condizioni economiche e la durata del matrimonio, risultavano rispettati.

La Corte riteneva, altresì, non provato il versamento del canone di locazione da parte della moglie.

In merito alla richiesta di addebito la Suprema Corte precisava che la crisi coniugale era già in atto all'inizio del matrimonio ritenendo, pertanto, non provato il nesso tra infedeltà e crisi.

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

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Chi ha beneficiato dell'assegno di divorzio non dovuto deve restituire l'intero importo percepito. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 28646 del 18.10.2021).

Chi ha beneficiato dell'asegno di divorzio non dovuto[..]

  • Data:04 Novembre

 

Il Tribunale dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio riconoscendo in favore dell'ex moglie un assegno di divorzio per garantire alla stessa lo stesso tenore di vita.

L'uomo impugnava la decisione e la vicenda giungeva dinanzi alla Suprema Corte la quale rinviava alla Corte di Appello.

A seguito del rinvio alla Corte di Appello l'assegno veniva revocato e la donna veniva condannata  alla restituzione delle somme ricevute dal 2017 ovvero dalla decisione della Suprema Corte.

L'uomo impugnava la decisione dinanzi alla Suprema Corte.

Parte ricorrente rilevava la contraddittorietà della decisione laddove la Corte, pur negando la presenza dei presupposti dell'assegno ab origine, disponeva la restituzione degli importi solo in minima parte. L'ex marito riteneva errata la decisione per non aver previsto la restituzione dell'intero importo percepito dall'ex moglie.

Da ultimo il ricorrente lamentava la compensazione delle spese disposte in tutti i gradi di giudizio.

Gli Ermellini, in accoglimento dei primi due motivi del ricorso, precisavano quanto segue.

In particolare la pronuncia si soffermava sulla decorrenza del termine per la restituzione di quanto percepito.

In riferimento a tale aspetto la Suprema Corte precisava che, nel caso in cui si accerta che l'assegno non è dovuto significa che non è dovuto dal momento in cui decorre la sua attribuzione ovvero dalla sentenza di scioglimento degli effetti civili del matrimonio.

In base a quanto sopra, pertanto, la donna è tenuta a restituire tutte le somme percepite con l'aggiunta degli interessi legali.

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

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