Diritto Civile

Danno da vacanza rovinata: il tour operator risponde dei danni causati da animali lasciati nel villaggio” (Giudice di Pace di Pisa - sentenza n. 38 anno 2022).

Danno da vacanza rovinata [..]

  • Data:12 gennaio

 

Lo Studio Legale Cavalletti assumeva la difesa di una sig.ra che si era recata, dopo un anno di lavoro, in un villaggio a Zanzibar.

Non appena arrivata in loco la cliente – su richiesta dell’addetta – veniva invitata a vedere un lemore che la attaccava provocandole danni e la rovina della vacanza.

L’avv. Carlo Cavalletti scriveva al tour operator che negava ogni responsabilità per l’accaduto così da dover citare dinanzi al Giudice di Pace di Pisa – foro del consumatore – la società gestrice del villaggio.

In particolare la difesa sosteneva come in ossequio ai principi contenuti nella convenzione internazionale firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970 - concernente il contratto di viaggio - alla quale l’Italia ha dato esecuzione con legge 27 dicembre 1977, n. 1084, l’organizzatore di viaggi turistici deve adottare tutte le misure idonee ad evitare danni a coloro che vi partecipino, sia quanto effettua personalmente i servizi di trasporto, alloggio e altri, connessi al soggiorno, sia quando affida ad altri l’esecuzione di tali servizi. In questo ambito la responsabilità dell’organizzatore del viaggio può cadere solo attraverso la dimostrazione della assoluta diligenza.

Ed ancora la difesa della cliente evidenziava come la Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, con sentenza n. 5189/2010 e sulla scorta della pronuncia più risalente nel tempo ha statuito che “in caso di mancato od inesatto adempimento dell’obbligazione assunta con la vendita del pacchetto turistico, l’organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno (secondo le rispettive responsabilità), salvo prova di impossibilità della prestazione per causa loro non imputabile, con l’ulteriore previsione che l’organizzatore/venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è “comunque” tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti”.

Il Giudice di Pace – con la sentenza che andiamo ad allegare – ritiene che l'art. 47 Codice del Turismo, stabilisce che "nel caso in cui l'inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell'art. 1455 c.c. , il turista può chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlate al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all'irripetibilità dell'occasione perduta".

Nel nostro caso il giudizio sui superamento della soglia minima di lesione e implicito nella vicenda patita dall'attrice avuto riguardo alla causa in concreto - costituita dalla "finalità turistica", che qualifica il contratto "determinando l'essenzialità di tutte le attività e dei servizi strumentali alia realizzazione del preminente scopo vacanziero. La lesione prodotta dalla morsicatura dell'animale ha difatti impedito alla infortunata di godere appieno dei benefici della vacanza, influendo sui suo andamento. La liquidazione di siffatto danno va effettuata in via equitativa.

Pertanto – accolta la fondatezza – il Giudice condanna la società al risarcimento del danno oltre il rimborso delle spese legali.

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Commento Dott.sa Michelle Molinario

presso Studio Legale Cavalletti

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La competenza territoriale si può radicare presso il foro del domicilio del creditore, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1182, terzo comma c.c. e 20 c.p.c.,

La competenza territoriale si può radicare presso il foro  [..]

  • Data:3 Febbraio

 

La competenza territoriale si può radicare presso il foro del domicilio del creditore, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1182, terzo comma c.c. e 20 c.p.c., allorquando il creditore agisca in giudizio per ottenere il pagamento di una somma di denaro il cui esatto ammontare risulti dal titolo invocato o sia attraverso esso determinabile in modo pressoché univoco (Tribunale di Genova VI Sez. Civile sentenza n. 117 anno 2022)

Si rivolgeva allo Studio Legale Cavalletti una società con sede in Pisa che si era vista notificare un decreto ingiuntivo- emesso dal Tribunale di Genova – relativamente ad una presunta fornitura  contestata anche in ordine al quantum.

In particolare l’avv. Carlo Cavalletti rilevava come in base a quanto sancito dalle Sezioni Unite con la sentenza n.17898/2016, la Corte di Cassazione, riunita a Sezioni Unite, è stata chiamata a dirimere il rilevato contrasto, esistente all’interno della propria giurisprudenza, attorno al concetto di obbligazione pecuniaria “portabile” ai sensi dell’art. 1183, terzo comma, c.c. e, di conseguenza, sull’impatto che tale definizione riverbera sull’individuazione del foro alternativo del luogo in cui deve essere eseguita l’obbligazione (forum destinatae solutionis) ai sensi dell’art. 20 c.p.c.

In base alla suddetta sentenza, è possibile ritenere che la competenza territoriale si possa radicare presso il foro del domicilio del creditore, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1182, terzo comma c.c. e 20 c.p.c., allorquando il creditore agisca in giudizio per ottenere il pagamento di una somma di denaro il cui esatto ammontare risulti dal titolo invocato o sia attraverso esso determinabile in modo pressoché univoco.

Il Giudice, con la sentenza allegata, accoglie l’eccezione ritenendo la incompetenza del Tribunale di Genova rispetto a quello di Pisa.

Altresì il G.I. riferisce come riguardo alle spese di lite vanno liquidate secondo il principio della soccombenza e sul punto  richiama sul punto la sentenza della Suprema Corte n. 9035/2019 (di cui ha fatto applicazione anche la sentenza del Tribunale di Torino del 4.3.2020), la quale afferma in motivazione che “… posto che il decreto ingiuntivo, a seguito dell'opposizione e per le ragioni fatte valere dall'opponente, quale che fossero, di merito o di rito, è stato revocato, la parte vittoriosa risulta essere la parte opponente. Come è stato già detto da questa Corte il procedimento che si apre con la presentazione del ricorso e si chiude con la notifica del decreto di ingiunzione non costituisce un processo autonomo rispetto a quello aperto dall'opposizione, ma da luogo a una fase di un unico giudizio.. Perciò, il giudice che con la sentenza chiude il giudizio davanti a se, deve pronunciare sul diritto al rimborso delle spese sopportate lungo tutto l'arco del procedimento e tenendo in considerazione l'esito finale della lite (art. 91 c.p.c.)”.

Ne consegue l’accoglimento della domanda con condanna alle spese di lite.

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Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti

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E’ provato il nesso causale tra evento e danno ai sensi dell’art. 2051 c.c. mentre compete a chi invoca il caso fortuito darne prova (Giudice di Pace di Lucca numero 891 del 17.12.2021).

E' provato il nesso causale tra evento e danno ai [..]

  • Data:12 gennaio

 

Il caso in esame tratta della responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 c.c. data la prova del nesso causale evento-danno.

La vicenda traeva origine dall’urto avvenuto su un tratto autostradale tra una vettura e un copertone di un mezzo pesante su una carreggiata di sorpasso senza che lo stesso fosse segnalato.

Il conducente si rivolgeva all’avv. Carlo Cavalletti che invocava l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. in forza del quale in materia di riparto dell’onere della prova impone al danneggiato di fornire la prova del nesso casuale fra la cosa in custodia e l’evento lesivo, nonché l’esistenza di un rapporto di custodia.

La difesa di controparte contestava nel merito la responsabilità ex art. 2051 c.c. per l’esimente del caso fortuito avendo svolto - dopo l’urto – tutti i controlli necessari.

Il Giudice di Pace di Lucca accoglieva  la difesa dell’avv. Carlo Cavalletti in quanto, posto che la condotta colposa del danneggiato può arrivare ad escludere il nesso causale e il risarcimento, nel caso di specie la prudente condotta di guida del danneggiato assumeva un ruolo determinante nella causazione dell’evento.

Non si configurava invece il caso fortuito quale esimente di responsabilità dovendosi questo riferire a situazioni di pericolo causati dall’utenza stessa ovvero a una repentina ed imprevedibile alterazione dello stato della cosa non può essere oggetto di un intervento tempestivo risolutivo.

Il Giudicante ricordava come già la Cassazione Civile con sentenza, Sez. III, ord. n. 25837 del 31 ottobre 2017, statuiva come “la condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia costituisce “caso fortuito” idoneo ad escludere la responsabilità del custode ex. art. 2051 c.c., ove sia colposa ed imprevedibile”.

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Rapporto di lavoro subordinato e diritto alle differenze retributive anche in caso di parentela tra le parti. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 34036 del 12.11.2021).

Rapporto di lavoro subordinato e diritto alle differenze [..]

  • Data:18 Novembre

 

La vicenda riguardava una lavoratrice, legata da un rapporto di parentela con la parte datoriale, la quale agiva in giudizio rivendicando, oltre al riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro, il diritto al pagamento delle differenze retributive maturate.

La domanda trovava accoglimento sia in primo grado che in sede di appello.

Il datore di lavoro ricorreva, a quel punto, dinanzi alla Suprema Corte.

Nello specifico la parte ricorrente rilevava violazione e falsa applicazione di norme di diritto, ex art 360, comma 1, n. 3 c.p.c. nonché dell'art. 116 c.p.c. e degli art 2727 e 2729 c.c. in riferimento alla valutazione delle prove orali sull'esistenza del rapporto di lavoro.

Gli Ermellini, ritenendo il motivo inammissibile, rigettavano il ricorso.

A parere dei Supremi Giudici il motivo mirava in realtà ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito esponendo doglianze intrise di circostanze fattuali contrastanti con il principio giurisprudenziale già affermato dalla Corte.

In particolare le doglianze sollevate dalla parte ricorrente tendevano ad una diversa valutazione della vicenda in riferimento al rapporto di lavoro e soprattutto in riferimento alle dichiarazioni testimoniali sulle quali era stata accertata la natura subordinata del rapporto di lavoro.

Tale rivalutazione risulta inammissibile in sede di legittimità.

In definitiva la Corte ha confermato quanto statuito in sede di appello ritenendo corretta la decisione impugnata.

La Corte di Appello, infatti, sulla base degli elementi istruttori e della prova testimoniale aveva qualificato il rapporto di lavoro come subordinato e riconosciuto il diritto alle differenze retributive anche se, nel caso di specie, le parti in causa erano legate da un rapporto di parentela.

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

(abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione)

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