Usura ed interessi moratori alla luce dell'intervento delle Sezioni Unite.

Usura ed interessi moratori  ..[..]

  • Data:22 Settembre

 

In materia di diritto bancario la questione relativa all'applicabilità della normativa antiusura, anche agli interessi moratori, ha interessato sia la giurisprudenza che la dottrina portatrici di orientamenti contrastanti.

Tale contrasto ha sollecitato l'intervento delle Sezioni Unite, chiamate, appunto, a dirimere il conflitto ed a cercare di dare una risposta risolutiva ai vari interrogativi.

La tanto attesa pronuncia di qualche giorno fa, la n. 19597 del 18 settembre u.s., analizza, infatti, l'applicabilità della normativa, di cui agli artt. 644 c.p. e 1815 c.c., agli interessi di mora.

Le Sezioni Unite, dopo aver riassunto le tesi contrapposte, ovvero da una parte, quella dei sostenitori della non applicabilità della suddetta normativa antiusura e dall'altra parte, quella dei fautori della tesi estensiva, giungono alla conclusione che il concetto di interesse usurario, nonché la disciplina repressiva, non possono essere ritenute estranee all'interesse moratorio.

A parere delle Sezioni Unite, infatti, la ratio della disciplina antiusura, tende verso la repressione della criminalità economica, alla direzione del mercato creditizio e alla stabilità del sistema bancario, tutelando il soggetto debitore.

Per quanto riguarda l'individuazione del tasso soglia, a parere dei Giudici, la mancata indicazione dell'interesse di mora nell'ambito del tasso non esclude l'applicazione dei decreti ministeriali, considerato che, questi, contengono la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali e rilevato in forma statistica, con modalità oggettive ed unitarie. In assenza di indicazioni, in tal senso, nei decreti, il termine di confronto sarà quello del T.e.g.m. così come rilevato e con la maggiorazione prevista.

In merito alla disciplina da applicare, la decisione in esame precisa che, nel caso in cui venga verificato il superamento del limite di legge, verrà applicato il secondo comma dell'art.1815 c.c. con conseguente non debenza degli interessi moratori pattuiti, risulteranno dovuti, in ogni caso, gli interessi nella misura dei corrispettivi lecitamente convenuti.

Sussiste, altresì, l'interesse ad agire del finanziato, anche in corso di rapporto, al fine di rilevare l'usurarietà degli interessi applicati.

Ulteriore specifica delle Sezioni Unite riguarda l'applicazione, in casi di contratti conclusi con un consumatore, delle norme del codice del consumo di cui al d. lgs n. 206 del 2005.

Nelle controversie sulla debenza nonché sulla misura degli interessi, la pronuncia afferma che, sul piano probatorio, il debitore, che intenda provare l'usurarietà degli interessi, debba dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale e il tasso moratorio applicato in concreto, nonché la misura del T.e.g.m. comprensivo degli elementi contenuti nel relativo decreto ministeriale; sarà onere di controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell'altrui diritto.

Dall'esame, seppur sintetico, della decisione appare evidente come la Corte abbia analizzato e cercato di chiarire diversi aspetti della vexsata quaestio.

La pronuncia, irrompendo in uno scenario complesso come quello bancario, lascia immaginare un impatto significativo, a livello pratico, sia in relazione al settore del contenzioso sia in relazione al rapporto tra banca e cliente.

Soltanto, a seguito dell'applicazione concreta dei principi, derivanti dall'intervento delle Sezioni Unite, sarà possibile valutare come e cosa cambierà in ambito bancario.

 

Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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