La banca non è mai esonerata dall'obbligo di informare, in modo preciso, il cliente. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 18153 del 31 agosto 2020).

La banca non è mai esonerata dall'obbligo di informare, ..[..]

  • Data:12 Settembre

 

Con la pronuncia in esame la Suprema Corte ritorna sul tema dell'obbligo di una corretta informazione da parte della banca nei confronti del cliente.

Il caso prendeva le mosse da una azione promossa da una cliente nei confronti dell'istituto di credito con la quale chiedeva l'accertamento della nullità o efficacia o annullamento del contratto di negoziazione.

La domanda veniva respinta sia in primo grado che in sede di appello in quanto la cliente non aveva provato il nesso di causa con il danno.

A quel punto parte soccombente agiva dinanzi alla Suprema Corte la quale ritenendo fondato il ricorso cassava la sentenza e rinviava alla stessa Corte d'Appello in diversa composizione.

Gli Ermellini precisavano che la banca non è mai esonerata dall'obbligo di informare, correttamente, i clienti anche se questi possiedono una adeguata esperienza in campo di operazioni finanziarie.

Veniva ribadito, inoltre, che compete alla banca provare di aver informato in maniera corretta i clienti in merito ai rischi e alle conseguenze dell'operazione. Il cliente, infatti, non può basare le proprie scelte finanziarie sulla base di operazioni similari effettuate in passato.

La Corte evidenzia che sussiste una presunzione dell'esistenza del nesso di causalità in merito alla scelta non consapevole dell'investitore, i cui effetti pregiudizievoli non sono riconducibili alla sua volontà.

 

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti

              

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Responsabilità medica e onere probatorio in capo al paziente (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 21939 del 02.09.2019).

Responsabilità medica e onere pobatorio[..] 

  • Data: 10 Ottobre

 

 

Responsabilità medica e onere probatorio in capo al paziente (Corte di Cassazione, Sezione Civile  n. 21939 del 02.09.2019).

Con la sentenza in esame la Corte ritorna sul tema della responsabilità medica in particolare approfondisce i limiti dell'onere della prova in capo al paziente.

Nel caso di specie la paziente citava in giudizio la struttura sanitaria al fine di vedersi riconoscere il risarcimento dei danni patiti in seguito all'insorgere dell'epatite c, contratta, secondo la stessa, durante il ricovero presso la struttura dove aveva eseguito un intervento.

La paziente sosteneva di essere stata dimessa in buone condizioni di salute e solo in seguito ad altre cure presso un'altra struttura scopriva di essere affetta dalla patologia.

La struttura sanitaria si costituiva in giudizio, sosteneva che nessun risarcimento era dovuto alla paziente in quanto la malattia era stata denunciata oltre un anno dall'intervento e inoltre affermava che la paziente non era stata sottoposta ad alcuna trasfusione.

La difesa della struttura sosteneva, pertanto, che non era da escludere che la paziente fosse affetta da epatite c già al momento del ricovero, posto che, nel caso in esame, non erano stati eseguiti le analisi dei marcatori virali in quanto non obbligatori.

La domanda attorea, in primo grado, veniva rigettata. Il Tribunale, infatti, rilevava che grava sull'attore, ovvero sul paziente danneggiato, provare, oltre al contratto e all'aggravamento della condizione di salute o l'insorgere di nuove patologie, anche il nesso causale tra l'azione o l'omissione e l'evento dannoso.

La paziente avrebbe dovuto provare l'assenza della patologia al momento dell'intervento.

Il Tribunale riteneva che la probabilità che la paziente avesse contratto l'infezione nella struttura citata in giudizio fosse inferiore al 50%.

La sentenza veniva confermata in appello e la questione giungeva in Cassazione.

Anche la Suprema Corte negava il risarcimento alla paziente ribadendo che, in tema di responsabilità del personale medico, grava sull'attore provare il nesso tra il danno e la condotta.

Secondo la Corte affinché la domanda di risarcimento danni possa trovare accoglimento occorre che il soggetto danneggiato provi che la condotta del medico, secondo il criterio del “più probabile che non” sia causa del danno, in assenza di tale prova la domanda non può trovare accoglimento.

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

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