Mobbing lavorativo e rivelanza penale. (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 31273 del 09 novembre 2020).

Mobbing lavorativo e rivelanza penale ..[..]

  • Data: 23 Novembre

 

Nel caso in esame la Suprema Corte analizza il mobbing lavorativo assimilando tale condotta al reato di stalking.

La vicenda riguardava un amministratore delegato di una società nei confornti del quale veniva applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari in quanto accusato ai sensi dell'art 612 bis c.p..

Nello specifico, il soggetto veniva accusato di aver tenuto delle condotte persecuotorie plurime ai danni di una dipendente della società, responsabile delle risorse umane.

L'indagato ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Il Tribunale, infatti, aveva ribaltato la decisione del Gip e aveva sovrapposto il mobbing allo stalking occupazionale anche se la condotta contestata non si era esplicata nella vita privata nella persona offesa.

Il ricorrente lamentava, tra le altre cose, la ritenuta sussistenza del pericolo di recidiva, il pericolo di inquinamento probatorio e la proporzionalità e adeguatezza della misura cautelare adottata.

Gli Ermellini, ritenendo i motivi del ricorso complessivamente infondati, rigettavano il ricorso.

Preliminarmente la Suprema Corte affermava che, sussiste il mobbing lavorativo laddove ricorra l'elemento obiettivo, ovvero la pluralità di comportamenti vessatori del datore di lavoro e l'elemento soggettivo, ovvero l'intendimento persecutorio del datore che unifica la condotta.

Pertanto, si configura il reato di mobbing, quando i comportamenti del datore di lavoro “sono il frutto di un disegno persecutorio unificante diretto alla prevaricazione”.

In base a quanto sopra, la tutela dell'integrità psicofisica del lavoratore e la modalità in cui si esplica il mobbing confermano la riconducibilità delle condotte vessatorie all'art 612 bis c.p., a nulla rilevando il contesto in cui si realizza la condotta persecutoria.

Commento dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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