Condannato il padre che non versa il mantenimento anche se ha contribuito ad altre spese (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 25593 del 9 settembre 2020).

Condannato il padre che non versa il mantenimento..[..]

  • Data:06 Ottobre

 

Un padre ricorreva al fine di ottenere la revisione della sentenza di condanna ex art 570 c.p., in quanto non aveva provveduto a versare il mantenimento ai figli minori così come previsto a seguito della separazione personale.

Il ricorrente, a suo sostegno, rilevava l'inconciliabilità tra i fatti, accertati in quella pronuncia, con altra, emessa dallo stesso Tribunale, avente ad oggetto la stessa imputazione ed estesa, anche, al coniuge separato e relativa ad un periodo successivo.

In quest'ultimo caso, l'uomo era stato assolto per insussistenza del fatto ascritto, in quanto, così come emerso, anche, dalle testimonianze, il padre, benchè inadempiente all'obbligo di mantenimento, aveva contribuito, in altro modo, al sostentamento dei figli.

L'uomo ricorreva, pertanto, dinanzi alla Suprema Corte la quale, però, dichiarava il ricorso inammissibile.

Il padre riteneva che il fatto, posto a fondamento della sentenza di condanna,  non poteva conciliarsi con i fatti stabiliti nella sentenza di assoluzione, la quale aveva accertato che egli aveva assolto agli obblighi di mantenimento "sin dal momento della separazione".
A parere degli Ermellini: “il profilo relativo alle sporadiche contribuzioni del padre era già stato valutato nella sentenza di condanna e la diversa soluzione cui è pervenuta la successiva sentenza di proscioglimento non discende dall’accertamento di una diversa base fattuale, ma dalla diversa considerazione della valenza giuridica di quegli apporti, più o meno occasionali, sulla cui esistenza non vi è mai stato contrasto”.

In definitiva la Corte ha escluso che la diversa qualificazione giuridica di medesime o analoghe condotte, da parte di due sentenze, possa dar luogo a revisione.

 

Commento dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Esclusa la tenuità del fatto in caso di mancato versamento del mantenimento protratto per molto tempo. (Corte di Cassazione sez. Penale n. 5774 del 13.02.2020).

Esclusa la tenuità del fatto in caso di mancato versamento ...[..]

  • Data:02 Marzo

 

Il caso in esame concerne la punibilità del soggetto che non adempie al versamento dell'assegno di mantenimento nei confronti dei figli.

La vicenda prendeva le mosse da una decisione della Corte di appello la quale, in riforma della decisione del Tribunale, dichiarava l'imputato  non punibile ai sensi dell'art 131 bis c.p. per il reato di cui all'art. 570 comma 2, n. 2 . c.p..

A parere della Corte i fatti potevano essere qualificati di particolare tenuità in quanto l'inadempimento si era protratto solo per un periodo di tempo limitato e a seguito di difficoltà economiche che il soggetto inadempiente stava attraversando.

Il Procuratore Generale della Repubblica proponeva ricorso dinanzi alla Suprema Corte per erronea applicazione della causa di non punibilità. A parere del Procuratore, la Corte avrebbe valutato  erroneamente il risultato istruttorio; l'imputato, infatti, aveva omesso il versamento per molto mesi.

Gli Ermellini accoglievano il ricorso ed annullavano il provvedimento con rinvio ad altra sezione della Corte per un nuovo giudizio.

A parere degli stessi, infatti, la Corte di appello ha riconosciuto la tenuità del fatto e la non punibilità senza una adeguata motivazione.

Inoltre rilevava la mancata considerazione del principio in base al quale:a causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis cod. pen. è sì applicabile al reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, ma a condizione che l'omessa corresponsione del contributo al mantenimento abbia avuto carattere di mera occasionalità; e la modesta entità del contenuto dell'obbligo contributivo imposto e non adempiuto non è di per sé sufficiente a configurare la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, avendo rilievo, a tal fine, le modalità e la durata della violazione”.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti


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