E' discriminatorio il mancato rinnovo del contratto a termine per la lavoratrice in stato di gravidanza. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro n. 5476 del 26 febbraio2021).

E' discriminatorio il mancato rinnovo del contratto [..]

  • Data:04 Marzo

 

Il caso riguardava una lavoratrice in stato di gravidanza alla quale non veniva rinnovato, a parità di condizioni con altri colleghi, il contratto a termine.

La donna agiva in giudizio al fine di accertare la discriminazione in suo danno posta in essere dal datore di lavoro.

La vicenda giungeva dinanzi alla Suprema Corte la quale decideva il caso in favore della lavoratrice Nella decisione la Suprema Corte ricorda anche i principi affermati in materia dalla normativa europea.

Gli Ermellini, infatti, sottolineavano come la discriminazione collegata alla gravidanza e alla maternità costituisce una particolare forma di discriminazione di genere.

L'UE al fine di proteggere la gravidanza e la maternità ha sviluppato nel tempo un corpus normativo complesso.

Le direttive europee vietano la differenza di trattamento basata su alcuni motivi oggetto di protezione tra cui il genere.

Anche la CGUE ha offerto chiarimenti sia applicando i principi previsti dalla legislazione sia  interpretando i relativi diritti.

La tutela della maternità e della gravidanza, a parere della CGUE, non equivale ad affermare solo la promozione di una sostanziale parità di genere ma anche a tutelare la salute della madre dopo il parto ed il legame tra madre e nascituro.

Sul punto, anche, il nostro ordinamento è intervenuto promuovendo la pari opportunità di carriera e di lavoro fra i sessi, ha recepito le direttive comunitarie e ha prevesto l'applicazione del rito sommario di cognizione ex art 702 bis c.p.c. nei procdiemneti contro le discriminazioni.

Nel caso di specie, veniva rilevato che, in presenza di situazioni analoghe ad altri colleghi, alla lavoratrice in stato di gravidanza veniva riservato un trattamento meno favorevole rispetto agli altri.

Tale comportamento, da parte del datore di lavoro, qualificabile come pregiudizievole, può integrare una discriminazione basata sul sesso.

Sul piano probatorio sarà onere della lavoratrice dimostrare il fattore di rischio ovvero il comportamento discriminatorio posto in essere dal datore di lavoro, rimanendo in capo al datore di lavoro l'onere della prova contraria della mancanza di discriminazione.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione

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