La cointestazione del conto corrente non comporta la titolarità del credito. (Corte di Cassazione, Sez. Civile n. 21963 del 03.09.2019).

La cointestazione del conto corrente non comporta [..] 

  • Data: 19 Settembre

 

La cointestazione del conto corrente non comporta la titolarità del credito. (Corte di Cassazione, Sez. Civile n. 21963 del 03.09.2019).

 

La vicenda ha ad oggetto la questione relativa alla cointestazione di un conto corrente, in particolare se dalla stessa consegua automaticamente la titolarità del credito.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione interveniva a seguito di un procedimento instaurato dai figli di una donna deceduta, la quale, era cointestataria con i nipoti di un conto corrente. Quest'ultimi alla sua morte avevano prelevato tutte le somme presenti sul conto.

La Corte di Appello, confermava la decisione del Tribunale di primo grado in quanto “aveva attribuito alla cointestazione di conti bancari il contenuto di un contratto di cessione del relativo credito”.

La Suprema Corte interviene sui limiti derivanti dalla cointestazione e specifica che dalla stessa deriva la legittimazione ad agire ed operare sul conto ma non comporta la titolarità del credito.

A parere della Corte, infatti: “il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente è una forma di cessione del credito e, quindi, presuppone, un contratto tra cedente e cessionario”.

In base a quanto sopra, in caso di morte del titolare, gli altri cointestari non possono appropriarsi delle somme presenti sul conto.

La Corte, pertanto, ha accolto il ricorso cassando la decisione di appello.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Legittimari e azione di riduzione. Possibile la surroga del creditore quando il legittimario pretermesso sia rimasto inerte(Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 16623 depositata il 20.06.2019) .

Legittimari e azione di riduzione. Possibile la surroga del creditore [..] 

  • Data: 18 Luglio

Legittimari e azione di riduzione. Possibile la surroga del creditore quando il legittimario pretermesso sia rimasto inerte(Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 16623 depositata il 20.06.2019) ..

La vicenda riguarda l'esperibilità dell'azione di riduzione da parte dei creditori dei legittimari pretermessi nel caso in cui questi siamo rimasti inerti.

Nello specifico un istituto bancario otteneva ricorso per ingiunzione nei confronti di una società e dei soci illimitatamente responsabili. Il decreto, in assenza di opposizione dei debitori, diveniva definitivo.

La banca si attivava per recuperare quanto dovuto e scopriva che i debitori erano stati pretermessi dall'eredità della nonna la quale, con testamento olografo, aveva istituito unica erede la figlia ovvero la zia degli ingiunti.

La banca agiva in giudizio al fine di far dichiarare nullo o inefficace il testamento nella parte in cui ledeva la quota di legittima ad essi spettante.

In primo grado il Tribunale rigettava la domanda poiché sulla base dell'art. 557 c.c. il creditore non aveva titolo per surrogarsi ai legittimari nell'esperimento dell'azione di riduzione.

Tale decisione veniva riconfermata anche dalla Corte di Appello competente.

La banca proponeva, pertanto, ricorso per Cassazione.

L'analisi degli Ermellini si incentra sulla possibilità per i creditori di surrogarsi ai legittimari pretermessi qualora questi siano rimasti inerti. Il ragionamento della Corte prende le mosse dall'art. 557 c.c., in particolare, la Corte, chiarisce se, tra i soggetti individuati dalla norma, possono ricomprendersi, tra gli aventi causa, anche, i creditori.

Nella sua interpretazione la Corte prende in esame anche gli artt. 524c.c. e 2900 c.c.

L'art. 2900 c.c. al fine di consentire al creditore di soddisfare le proprie ragioni consente allo stesso la surroga, ciò nel caso in cui i diritti abbiano carattere patrimoniale e non si tratti di diritti disponibili. Tale norma letta in correlazione con l'art. 557 c.c., la quale prevede la possibilità di surroga da parte degli aventi causa dei legittimari, conferma la circostanza che non si tratta né di diritto indisponibile né di diritto personale. Inoltre, il terzo comma del suddetto articolo, preclude ai creditori di agire in riduzione nel caso in cui il legittimario abbia accettato con beneficio di inventario. La lettura combinata delle norme citate consente, pertanto, di intendere in senso ampio l'elenco dei soggetti indicati dall'art 557 c.c.

La Suprema Corte richiama anche l'art 524 c.c. il quale prevede che se il chiamato all'eredità rinuncia con lo scopo di frodare i creditori, quest'ultimi sono legittimati ad accettare in nome e per conto del rinunciante.

In definitiva sulla base dell'esame delle norme citate la Corte rende legittima la surroga del creditore in luogo del legittimario pretermesso.

La Corte, nel caso di specie, ha accolto il ricorso e ha rimesso la questione dinanzi alla Corte di Appello competente.

Commento Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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