Bisogni familiari e beni del fondo patrimoniale aggredibili. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 15741 del 07.06.2021).

Bisogni familiari e beni del fondo patrimoniale aggredibili [..]

  • Data:12 Giugno

 

Un contribuente si opponeva alla comunicazione di iscrizione ipotecaria per una somma pari al doppio del carico tributario e di circa 526,00,00 euro. In particolare, il soggetto rilevava che l'ipoteca risultava iscritta su beni compresi nel fondo patrimoniale costituito con atto del 1995.

Il ricorso, respinto in primo grado, veniva accolto in sede di appello dove la CTR competente affermava che per i debiti tributari in questione non si potesse procedere ad esecuzione forzata sui beni facenti parte del fondo. Ciò in considerazione del fatto che i debiti risultavano estranei ai bisogni della famiglia e derivanti infatti dall'attività dove il contribuente partecipava quale mero socio di capitale.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove l'ente creditore sollevava la violazione e falsa applicazione degli artt. 170 e 2697 c.c.

Secondo l'agente di riscossione la CTR avrebbe violato il principio dell'onere della prova che impone al contribuente di provare che i debiti sono stati contratti per bisogni estranei della famiglia.

Gli Ermellini rigettavano il ricorso e confermavano la decisione della CTR, ritenendo che la pronuncia impugnata fosse in linea con il principio più volte confermato dalla giurisprudenza della Suprema Corte.

In sostanza, in seguito alla costituzione del fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei crediti, il cui soddisfacimento poteva realizzarsi sui beni facenti parte del fondo, andava ricercato nella relazione tra il fatto generatore e i bisogni della famiglia.

Acquista rilevanza, pertanto, la nozione di “bisogni familiari” da intendere in  senso lato ovvero, non limitatamente alle necessità essenziali o indispensabili, ma in riferimento a ciò che risulta necessario e funzionale allo svolgimento e sviluppo della vita familiare secondo l'indirizzo concordato dai coniugi stessi.

E', pertanto, concesso al contribuente, il quale abbia una pluralità di fonti di reddito derivanti da partecipazioni societarie, di provare, anche tramite presunzioni semplici, la diversa natura di ciascuna partecipazione e la destinazione dei proventi derivanti dall'attività, ciò al fine di contrastare l'esecuzione sui beni del fondo.

Nel caso di specie, il giudizio, espresso in sede di merito, non risultava censurabile in sede di legittimità riconoscendo la corretta applicazione del principio di cui all'art. 2697 c.c.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione

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Nullità dell'iscrizione ipotecaria da parte dell'agente di riscossione senza contraddittorio preventivo (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 27123 depositata il 23.10.2019).

 Nullità dell'iscrizione ipotecaria da parte dell'agente di riscossione...[..]

  • Data: 22 Novembre 

Nullità dell'iscrizione ipotecaria da parte dell'agente di riscossione senza contraddittorio preventivo (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 27123 depositata il 23.10.2019).

La sentenza in esame ha ad oggetto la validità dell'iscrizione ipotecaria da parte dell'agente di riscossione nei confronti di un contribuente senza preventiva comunicazione allo stesso.

Il contribuente dapprima proponeva ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale affermando che, gli accertamenti, posti alla base dell'iscrizione ipotecaria, erano stati impugnati e il contenzioso si era concluso in maniera parzialmente favorevole per lo stesso.

Il ricorso veniva respinto e pertanto il contribuente proponeva ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale la quale confermava il rigetto della domanda in quanto le cartelle emesse a titolo provvisorio erano ormai definitive perchè non impugnate.

La Suprema Corte accoglieva il ricorso e annullava il provvedimento di iscrizione ipotecaria,  affermando che l'amministrazione finanziaria, prima di procedere all'iscrizione ipotecaria su beni immobili, a pena di nullità, è obbligata a notificare al contribuente, al quale spettano 30 giorni per presentare osservazioni o provvedere al pagamento, l'intimazione ad adempiere, idonea a consentire il preventivo contraddittorio.

La Corte aggiunge, altresì, che la preventiva comunicazione è prevista dalla legge 241 del 1990 sulla trasparenza amministrativa nonché dallo statuto del contribuente e dagli artt. 4, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

 

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

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