Tutele e responsabilità sul luogo di lavoro, tutto quello che c’è da sapere

Tutele e responsabilità sul luogo di lavoro, ...[..]

  • Data: 03 Febbraio

 

La nostra Costituzione, all'art. 4, appare chiara nel riconoscere a tutti i cittadini il diritto al lavoro e nel promuovere le condizioni che rendano effettivo l'esercizio di tale diritto.

Al fine di rendere possibile ma soprattutto “sicuro” l'esercizio di un diritto occorre esaminare anche la normativa di riferimento e nel caso specifico quella in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

In realtà, nel corso del tempo, diversi interventi legislativi si sono occupati di disciplinare la materia, ma solo con il decreto legislativo n. 81 del 2008, (intervento, tra l'altro, velocizzato dalla vicenda della Tyssen Group) la materia riceve una disciplina unitaria.

Il decreto, oltre a raccogliere le norme, ha introdotto delle rilevanti novità, tra le quali, si segnala l'estensione della tutela a categorie di lavoratori esclusi precedentemente, l'obbligo di tenere in considerazione il rischio di stress da lavoro correlato, nonché la previsione della figura del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale.

Il decreto legislativo del 2008 risulta essere adeguato e idoneo a garantire una sufficiente tutela per la salute e la sicurezza del lavoratore.

Il testo attribuisce obblighi e responsabilità al datore di lavoro in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Egli non solo organizza l'attività di impresa ma ha l'obbligo di salvaguardare l'integrità psicofisica dei lavoratori e deve anche vigilare sul corretto rispetto delle norme antinfortunistiche.

Oltre al testo sopra citato, il codice civile, all'art 2087 prevede che il datore di lavoro debba adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.

La disciplina è integrata dalle linee guida, dalle norme tecniche, dalle indicazioni operative da parte di organi autorevoli e riconosciuti.

Ciò si scontra con i dati “reali” che, a volte, dimostrano il contrario.

Infatti le notizie in merito ad infortuni sul lavoro e a malattie professionali non sembrano confortanti.

E' allora doveroso chiedersi: è il sistema normativo a dover essere integrato e modificato o è il sistema produttivo ed aziendale, di cui facciamo parte, a non “essere all'altezza”delle norme?

Forse, come in tutti gli ambiti, affinché il sistema risulti efficiente occorre la collaborazione del datore di lavoro, delle istituzioni e anche dei lavoratori.

Finché il lavoratore non conosce quali diritti e quali tutele la legge gli riconosce non potrà pretenderne il rispetto e di conseguenza le leggi, seppur esistenti, rischiano di rimanere inosservate o non applicate in maniera completa.


Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti

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Infortunio sul lavoro: nessun concorso di colpa del lavoratore anche se imprudente (Corte di Cassazione, sezione lavoro n. 30679 del 25.11.2019).

Infortunio sul lavoro...[..]

  • Data: 19 Dicembre

 

La vicenda traeva origine dalla richiesta di risarcimento dei danni da parte di un lavoratore in seguito ad un infortunio.

Nel caso di specie il lavoratore decideva di procedere ad un'operazione di smontaggio nonostante le indicazioni contrarie ricevute.

Nel corso dell'operazione veniva investito dal crollo di una struttura riportando dei danni.

Sia in primo grado che in appello il risarcimento riconosciuto al lavoratore veniva quantificato tenendo in considerazione il concorso di colpa dello stesso. Nello specifico la Corte d'Appello fissava il risarcimento nella misura del 35% considerato il concorso del lavoratore alla determinazione dell'evento.

Il lavoratore proponeva ricorso dinanzi alla Suprema Corte la quale ribaltava quanto statuito dalla Corte di appello.

La Cassazione, nel caso di specie, ha affermato che non sussiste un concorso di colpa del lavoratore, anche quando questi abbia tenuto un comportamento imprudente e non rispettoso delle regole cautelari, se il datore di lavoro non ha adottato le forme di prevenzione che avrebbero consentito, con alta probabilità, di evitare il sinistro.

Il datore di lavoro, infatti, è il soggetto tenuto a proteggere l'incolumità dei dipendenti a prescindere da comportamenti negligenti o imprudenti degli stessi.

Sulla base di tali affermazioni, pertanto, il ricorso del lavoratore veniva accolto.

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna c/o Studio Legale Cavalletti

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