Al lavoratore non può essere irrogata doppia sanzione disciplinare per lo stesso fatto (Corte di Cassazione, Sezione lavoro n. 15228 depositata il 16 luglio 2020).

Al lavoratore non può essere irrogata doppia sanzione  ..[..]

  • Data:01 Settembre

 

Un lavoratore impugnava il licenziamento intimatogli ed il Tribunale, in primo grado, lo dichiarava illegittimo.

La Corte di Appello competente, in riforma della decisione, riteneva legittimo il licenziamento e condannava il ricorrente alla rifusione delle spese legali.

Secondo la Corte, l'operato della società, datrice di lavoro, era da ritenersi corretto, sia in merito alla rilevanza dell'addebito, sia in riferimento alla congruità della contestazione che per quanto riguarda l'esattezza del termine a difesa del lavoratore e la sospensione cautelativa dal lavoro dello stesso.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte dinanzi alla quale il lavoratore presentava ricorso.

A parere del ricorrente la Corte territoriale non aveva rilevato l'irregolarità della procedura disciplinare ai sensi dell'art 7 dello statuto dei lavoratori.

In particolare, la decisione della Corte veniva ritenuta errata in quanto non aveva riconosciuto la natura di sanzione disciplinare della sospensione da lavoro e non aveva applicato il principio del ne bis in idem in merito all'irrogazione di due sanzioni per lo stesso fatto.

Gli Ermellini accoglievano il ricorso confermando il divieto per il datore di lavoro di esercitare per due volte il potere disciplinare sullo stesso fatto, sotto il profilo di una sua diversa configurazione giuridica o valutazione.

In sostanza, per la Suprema Corte, la decisione impugnata aveva violato sia l'art. 7 dello statuto dei lavoratori che l'art 649 cpp. in quanto non aveva ritenuto rilevante stabilire la natura cautelare o disciplinare della sospensione dall'attività lavorativa.

Nel caso di specie, ritenendo la sospensione dall'attività lavorativa e quindi della retribuzione come  sanzione disciplinare deve ritenersi consumato il potere del datore di lavoro in tal senso, con conseguente illegittimità del licenziamento intimato sulla base dello stesso fatto.

 

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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