Eredità in caso di soggetti minorenni: l'accettazione del chiamato all'eredità solo con beneficio d'inventario. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 15267 del 5 giugno 2019).

Eredità in caso di soggetti minorenni: l'accettazione del chiamato [..] 

  • Data: 9 Luglio

Eredità in caso di soggetti minorenni: l'accettazione del chiamato all'eredità solo con   beneficio d'inventario. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 15267 del 5 giugno 2019).

La vicenda riguarda l'ipotesi in cui il chiamato all'eredità sia un soggetto minorenne.

La Corte chiarisce che, in questo caso, l'accettazione è valida se fatta con beneficio di inventario, ciò in virtù dell'art. 471 c.c., il quale, tutelando i soggetti più deboli, mira ad evitare che il patrimonio del chiamato venga confuso con quello del defunto.

Nel caso in cui l'accettazione venga fatta dal genitore o dal rappresentante legale, in nome del minore, quest'ultimo deve redigere l'inventario entro un anno dal compimento della maggiore età.

Nel caso di specie, la madre, dopo la morte del padre, accettava l'eredità in nome e per conto della figlia minore.

In primo grado il Tribunale condannava la minore al rilascio di un immobile, (condotto in locazione dal padre), la minore veniva condannata, altresì, al pagamento dei canoni di locazione, dell'indennità di occupazione e delle spese.

Tale condanna veniva posta a carico del soggetto minorenne nonostante fosse sempre pendente il termine per redigere l'inventario.

La madre e la figlia, divenuta maggiorenne, proponevano appello, ponendo alla base dello stesso la circostanza che fosse sempre pendente il termine per la redazione dell'inventario, sostenevano, altresì, che la figlia avesse rinunciato all'eredità in un momento successivo.

La Corte di Appello competente non accoglieva l'impugnazione e affermava che, con l'accettazione beneficiata, la figlia aveva già acquisito la qualità di erede.

La ricorrente proponeva ricorso per cassazione sostenendo che, l'accettazione con beneficio d'inventario, non equivale ad acquistare la qualità di erede. Asseriva, inoltre, che, non essendo ancora redatto l'inventario, l'accettazione non poteva definirsi conclusa, pertanto, la figlia si trovava nella posizione di chiamata all'eredità.

Sul punto la Corte afferma che, il soggetto che, in materia di diritto successorio, interviene in nome e per conto del minore può decidere se accettare o meno l'eredità. Nel caso in cui decida di accettarla, questa deve avvenire con beneficio di inventario, in caso contrario l'accettazione è nulla e non produttiva di effetti, con la conseguenza che il minore rimane nella posizione di mero chiamato.

Dalla vicenda ne consegue che solo l'accettazione beneficiata conferisce al minore la qualità di erede.

Nella pronuncia esaminata l'accettazione della minore era avvenuta con beneficio di inventario, pertanto, la Corte rigetta il ricorso, presentato dalla madre, e la condanna al pagamento delle spese processuali.

 

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

Avv. Carlo Cavalletti Patrocinante in Cassazione

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Rapporto tra correntista ed istituto di credito: intervento delle Sezioni Unite sulla decorrenza della prescrizione in caso di azione di ripetizione dell'indebito. (Corte di Cassazione, Sez. Unite n. 15895 del 13 giugno 2019).

Rapporto tra correntista ed istituto di credito: intervento delle Sezioni Unite [..] 

  • Data: 9 Luglio

Rapporto tra correntista ed istituto di credito: intervento delle Sezioni Unite sulla decorrenza della prescrizione in caso di azione di ripetizione dell'indebito. (Corte di Cassazione, Sez. Unite n. 15895 del 13 giugno 2019).

Con la pronuncia esaminata le Sezioni Unite intervengono sul delicato rapporto tra titolare di conto corrente ed istituto bancario. In particolar modo il punto centrale della questione riguarda i limiti dell'onere di allegazione dell'istituto bancario nel caso in cui, convenuto in giudizio dal correntista, con azione di ripetizione dell'indebito, ne eccepisca la prescrizione.

Nel caso di specie, la società citava in giudizio l'istituto bancario al fine di rideterminare il saldo in relazione a due conti correnti, incorporati dalla banca. L'attore invocava la nullità delle clausole di determinazione del tasso di interessi, in base agli usi, e di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e chiedeva, altresì, che l'istituto venisse condannato alla restituzione delle somme versate comprensive degli interessi maturati.

Il tribunale in primo grado rigettava la domanda, la Corte di Appello, in riforma della sentenza, accoglieva l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca.

La società proponeva, pertanto, ricorso per cassazione.

La questione, relativa alla corretta modalità attraverso la quale la banca può eccepire la prescrizione, veniva, poi assegnata alle Sezioni Unite.

Le Sezioni Unite, affrontano il dibattuto tema sulla possibile eccezione di prescrizione sollevabile dalla banca.

Il chiarimento della Corte si incentra sulla scelta tra eccezione generica o specifica.

Il principio affermato dalla Corte in tale circostanza dirime il contrasto esistente sul punto.

In sintesi la Corte sostiene che : “l'onere di allegazione gravante sull'istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da una apertura di credito, è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del titolare del diritto, e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l'indicazione di specifiche rimesse solutorie”.


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