Conti correnti, azione di ripetizione e prescrizione. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 29411 del 23.12.2020).

Conti correnti, azione di ripetizione e prescrizionee. ( ..[..]

  • Data: 15 Gennaio

 

La Suprema Corte, con la decisione in commento, si esprime, ancora una volta, in materia di diritto bancario enunciando alcuni importanti principi.

La vicenda, oggetto di giudizio, vedeva coinvolte una srl  ed un istituto di credito.

Il Tribunale di primo grado accoglieva la domanda di parte ricorrente volta ad ottenere la ripetizione delle somme indebitamente percepite dall'istituto di credito per interessi determinati con riguardo agli  usi di piazza e per la capitalizzazione trimestrale degli stessi.

A seguito del giudizio la banca veniva condannata al pagamento in favore di parte attrice della somma pari a circa € 98.000,00.

Parte soccombente impugnava la decisione dinanzi alla Corte di Appello competente, la quale disponeva un supplemento della consulenza tecnica d'ufficio. Veniva deferito giuramento estimatorio al legale rappresentante della società su quanto vantato dalla stessa nei confronti della banca.

In sede di appello la Corte riformava la sentenza di primo grado ed affermava che le deduzioni, sollevate circa l'anatocismo e le pattuizioni relative agli usi di piazza e dirette ad escluderne l'illegittimità fossero prive di fondamento.

In merito all'eccezione di prescrizione la Corte precisava che la doglianza andava rigettata in quanto la prescrizione decennale decorreva dalla chiusura definitiva del conto.

Secondo la Corte la somma dovuta alla società correntista era pari a circa € 80.000,00.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove, all'esito del giudizio, gli Ermellini rigettavano il ricorso principale e accoglievano i motivi incidentali cassando la sentenza.

In particolare, in riferimento alla prescrizione, a parere della Suprema Corte, far decorrere la prescrizione dalla chiusura del conto non risultava corretto.

Nello specifico occorreva, in primo luogo, distinguere tra rimesse solutorie e ripristinatorie ritenendo solo le prime pagamenti, in base alla fattispecie di cui all'art. 2033 c.c. e in tema di indebito oggettivo.

Sulla base di quanto sopra, la prescrizione del diritto alla ripetizione dell'indebito decorreva per esse dal momento in cui abbiano avuto luogo.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                

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Appaltatore subentrante ed assunzione dei dipendenti inidonei alle mansioni. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro n. 28415 del 14.12.2020).

Appaltatore subentrante ed assunzione dei dipendenti inidonei sopravvivenza.  ..[..]

  • Data: 12 Gennaio

 

Con la pronuncia in esame la Suprema Corte ritorna sul tema della responsabilità medica ponendo l'attenzione, ai fini di una condanna per omicidio colposo del personale medico, sulla percentuale di sopravvivenza del paziente.

Il caso riguardava un paziente, affatto da grave patologia, e che necessitava di un intervento chirurgico con urgenza.

La struttura presso la quale il paziente si trovava in stato di ricovero non era in grado di effettuare l'intervento e provvedeva al trasferimento dello stesso presso struttura idonea ma senza, tuttavia, assicurare probabilità di sopravvivenza pari al 70% dopo l'intervento.

A seguito dell'intervento il paziente decedeva. I medici venivano condannati in solido con l'azienda sanitaria al pagamento di una provvisionale nonché al risarcimento dei danni.

In sede di appello i medici venivano assolti “perchè il fatto non sussiste” e veniva, per il resto, confermata la sentenza di primo grado.

La Corte di Appello escludeva il nesso causale tra la condotta dei medici e il decesso del paziente.

La vicenda giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove le parti civili lamentavano travisamento della prova e violazione di legge. L'azienda sanitaria, invece, rilevava che, a seguito dell'assoluzione dei medici, non venivano revocate le statuizioni civili.

Quanto alle ragioni delle parti civili gli Ermellini le consideravano infondate.

A parere dei giudici non vi era stato alcun travisamento della prova e l'insussitenza del nesso causale si basava sulle conclusioni rese dai CTU nominati dal PM.

In sostanza la decisione della Corte di merito appare corretta tenuto conto che una tempestiva disgnosi non avrebbe eliminato il ragionevole dubbio sulla morte del paziente.

Per quanto riguarda le argomentazioni dell'azienda sanitaria la Suprema Corte le considera fondate ed afferma che, a fronte dell'assoluzione dei due medici, la Corte di Appello avrebbe dovuto revocare le statuizioni civili.

Pertanto la sentenza veniva annullata con rinvio limitatamente alla conferma delle statuizioni civili.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                

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Anche in sede giudiziaria il titolare di un conto corrente ha diritto ad ottenere il rendiconto dalla banca (ordinanza del 08.10.2020 delTribunale di Pisa)

Anche in sede giudiziaria il titolare di un conto corrente ha diritto  ..[..]

  • Data: 3 Dicembre

 

L'ordinanza in questione, emessa in materia di diritto bancario, si incentra sul diritto del correntista ad ottenere la documentazione da parte della banca ed inerente ad un rapporto di conto corrente.

Nello specifico, nel caso di specie, si discuteva sulla validità della richiesta formulata ex art 119 TUB da parte attrice.

La vicenda sorgeva a seguito di azione promossa da un soggetto, assistito e difeso dallo studio legale Cavalletti, il quale conveniva in giudizio l'istututo bancario e chiedeva la restituzione delle somme indebitamente versate, deducendo l'applicazione di interessi usurari al contratto di mutuo stipulato fra le parti in causa.

L'Avv. Cavalletti chiedeva, altresì, disporsi consulenza tecnica d'ufficio volta a rideterminare l'esatto dare e avere tra le parti nonché l'ordine di esibizione ex art 210 c.p.c. in considerazione del mancato riscontro da parte della convenuta alla richiesta ex art 119 TUB inviata.

Parte convenuta si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto della domanda attorea.

In particolare la difesa di parte convenuta contestava il mancato decorso dei termini tra l'invio della richiesta ex art. 119 TUB e la notifica dell'atto di citazione.

A seguito del decorso dei termini di cui all'art 183, comma 6, c.p.c. e lette le memorie depositate dalle parti, a scioglimento della riserva assunta in merito alle richieste istruttorie formulate, il Giudice disponeva CTU contabile e fissava nuova udienza per il conferimento dell'incarico al CTU nominato.

In merito all'interpretazione dell'art 119 TUB, il Giudice ha richiamato la giurisprudenza della Suprema Corte la quale propende per una interpretazione estensiva della norma prevedendo che il cliente ha sempre il diritto di ottenere la documentazione relativa ad un rapporto di conto corrente anche in sede giudiziaria  e con qualsiasi mezzo idoneo allo scopo.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                

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Il mutuo ordinario non può essere trasformato in fondiario. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 3024 del 10.02.2020).

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  • Data:02 Marzo

 

Il caso in esame ha ad oggetto la possibile trasformazione di un contratto di mutuo da ordinario a fondiario.

Nello specifico una Banca proponeva opposizione dinanzi al Tribunale in quanto il Giudice delegato aveva disposto l'ammissione dell'istituto di credito, al passivo fallimentare di una impresa individuale, in via chirografaria.

A parere del Giudice delegato, infatti, la costituzione della garanzia ipotecaria risultava inefficace, ex art 67 comma 1, in quanto avvenuta in un periodo sospetto ed in relazione ad un credito preesistente non scaduto.

Il Tribunale rilevava che l'operazione di mutuo fondiario era stata posta in essere qualche mese prima della dichiarazione di fallimento, affermando, altresì, che : “il saldo passivo dei contratti di conto corrente in parte azzerato e in parte ridotto con la somma mutuata costituisce un debito preesistente e scaduto al momento di costituzione dell'ipoteca essendo immediatamente esigibile”.

Inoltre constatava la non contestualità dell'ipoteca, concessa a garanzia del finanziamento, la quale escludeva la qualifica del mutuo come fondiario.

La Banca proponeva, pertanto, ricorso dinanzi alla Suprema Corte che non accoglieva le doglianze sollevate dall'istituto di credito.

Per la Suprema Corte non è possibile la trasformazione di un debito preesistente da chirografario a privilegiato attraverso il negozio indiretto.

Gli Ermellini affermano, infatti, che, in tali casi: “la stipulazione di un mutuo fondiario viene assunta come mera forma strutturalmente idonea a realizzare la funzione fraudolenta dell'operazione, quale quella di rendere contestuale un'ipoteca per un credito che era preesistente”

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Limite di finanziabilità e nullità del mutuo fondiario a seguito delle recenti pronunce della Corte di Cassazione.

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  • Data: 22 Novembre 

Limite di finanziabilità e nullità del mutuo fondiario a seguito delle recenti pronunce della Corte di Cassazione.

Il tema del mutuo fondiario merita attenzione soprattutto per il mutamento di orientamento della giurisprudenza, avvenuto di recente, sia perchè, a seguito del revirement della Suprema Corte, si è aperta la possibilità di una maggiore tutela nei confronti dei soggetti richiedenti un mutuo.

Il mutuo fondiario rappresenta, infatti, la tipologia di mutuo più utilizzata.

L'art. 38 del TUB del 1993, definisce il credito fondiario statuendo che: “il credito fondiario ha ad oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili”.

Sempre lo stesso art. 38 prevede un limite di finanziabilità, limite regolamentato dalla Banca d'Italia.

Quest'ultima, infatti, con provvedimento del 26.06.1995 ha aggiornato la circolare del 29.03.1988 e ha stabilito che: “le banche possono concedere finanziamenti di credito fondiario per un ammontare massimo dell'80 per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi, ivi compreso il costo dell'area o dell'immobile da ristrutturare”.

Fatta questa breve premessa, a carattere normativo, possiamo analizzare l'aspetto sul quale la Suprema Corte è intervenuta di recente.

L'analisi di quest'ultima, infatti, si focalizza sulle possibili conseguenze nel caso in cui il predetto limite di finanziabilità non venga rispettato.

Sul punto, l'orientamento tradizionale considerava la previsione del limite di finanziabilità come una regola di comportamento alla cui violazione sarebbe potuta conseguire, ai sensi dell'ex art 145 del TUB, l'irrogazione di una sanzione amministrativa nei confronti della banca.

Questo l'orientamento maggioritario e seguito fino al 2017, quando, la Cassazione, con la pronuncia n. 17352,  afferma un nuovo principio segnando una svolta all'interno del mondo bancario.

La succitata sentenza riconsidera, infatti, il concetto di limite di finanziabilità e, rispetto al passato, lo definisce come una regola imperativa  volta a tutelare un interesse pubblico.

La nuova concezione del limite di finanziabilità, come regola imperativa, ha generato un argine inderogabile alla autonomia delle parti nella fissazione dell'importo massimo concedibile.

A parere della Corte, dalla violazione del limite, come sopra inteso, discende la nullità del contratto di mutuo “salva la possibilità di conversione del contratto in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti”.

Il nuovo orientamento è stato confermato dalle successive ordinanze, n. 11201 del 9.05.2018 e n. 13286 del 28.05.2018, alle quali hanno fatto seguito decisioni da parte di diversi Tribunali.

La previsione della nullità del contratto di mutuo come conseguenza del superamento del limite irrompe nel panorama bancario rappresentando una nuova tutela del cliente.

Al momento, a livello pratico, seguire la tesi giurisprudenziale nuova e più recente potrebbe consentire al cliente di accedere a finanziamenti fondiari con un tasso di interesse inferiore rispetto agli ordinari mutui ipotecari.

E', altresì, immaginabile ed auspicabile un intervento, sul tema, da parte delle Sezioni Unite.

Intervento diretto a dirimere il “conflitto giurisprudenziale” venutosi a creare e che si spera, vada a consolidare la tutela nei confronti del soggetto finanziato.

Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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La cointestazione del conto corrente non comporta la titolarità del credito. (Corte di Cassazione, Sez. Civile n. 21963 del 03.09.2019).

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  • Data: 19 Settembre

 

La cointestazione del conto corrente non comporta la titolarità del credito. (Corte di Cassazione, Sez. Civile n. 21963 del 03.09.2019).

 

La vicenda ha ad oggetto la questione relativa alla cointestazione di un conto corrente, in particolare se dalla stessa consegua automaticamente la titolarità del credito.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione interveniva a seguito di un procedimento instaurato dai figli di una donna deceduta, la quale, era cointestataria con i nipoti di un conto corrente. Quest'ultimi alla sua morte avevano prelevato tutte le somme presenti sul conto.

La Corte di Appello, confermava la decisione del Tribunale di primo grado in quanto “aveva attribuito alla cointestazione di conti bancari il contenuto di un contratto di cessione del relativo credito”.

La Suprema Corte interviene sui limiti derivanti dalla cointestazione e specifica che dalla stessa deriva la legittimazione ad agire ed operare sul conto ma non comporta la titolarità del credito.

A parere della Corte, infatti: “il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente è una forma di cessione del credito e, quindi, presuppone, un contratto tra cedente e cessionario”.

In base a quanto sopra, in caso di morte del titolare, gli altri cointestari non possono appropriarsi delle somme presenti sul conto.

La Corte, pertanto, ha accolto il ricorso cassando la decisione di appello.

 

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Eredità in caso di soggetti minorenni: l'accettazione del chiamato all'eredità solo con beneficio d'inventario. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 15267 del 5 giugno 2019).

Eredità in caso di soggetti minorenni: l'accettazione del chiamato [..] 

  • Data: 9 Luglio

Eredità in caso di soggetti minorenni: l'accettazione del chiamato all'eredità solo con   beneficio d'inventario. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 15267 del 5 giugno 2019).

La vicenda riguarda l'ipotesi in cui il chiamato all'eredità sia un soggetto minorenne.

La Corte chiarisce che, in questo caso, l'accettazione è valida se fatta con beneficio di inventario, ciò in virtù dell'art. 471 c.c., il quale, tutelando i soggetti più deboli, mira ad evitare che il patrimonio del chiamato venga confuso con quello del defunto.

Nel caso in cui l'accettazione venga fatta dal genitore o dal rappresentante legale, in nome del minore, quest'ultimo deve redigere l'inventario entro un anno dal compimento della maggiore età.

Nel caso di specie, la madre, dopo la morte del padre, accettava l'eredità in nome e per conto della figlia minore.

In primo grado il Tribunale condannava la minore al rilascio di un immobile, (condotto in locazione dal padre), la minore veniva condannata, altresì, al pagamento dei canoni di locazione, dell'indennità di occupazione e delle spese.

Tale condanna veniva posta a carico del soggetto minorenne nonostante fosse sempre pendente il termine per redigere l'inventario.

La madre e la figlia, divenuta maggiorenne, proponevano appello, ponendo alla base dello stesso la circostanza che fosse sempre pendente il termine per la redazione dell'inventario, sostenevano, altresì, che la figlia avesse rinunciato all'eredità in un momento successivo.

La Corte di Appello competente non accoglieva l'impugnazione e affermava che, con l'accettazione beneficiata, la figlia aveva già acquisito la qualità di erede.

La ricorrente proponeva ricorso per cassazione sostenendo che, l'accettazione con beneficio d'inventario, non equivale ad acquistare la qualità di erede. Asseriva, inoltre, che, non essendo ancora redatto l'inventario, l'accettazione non poteva definirsi conclusa, pertanto, la figlia si trovava nella posizione di chiamata all'eredità.

Sul punto la Corte afferma che, il soggetto che, in materia di diritto successorio, interviene in nome e per conto del minore può decidere se accettare o meno l'eredità. Nel caso in cui decida di accettarla, questa deve avvenire con beneficio di inventario, in caso contrario l'accettazione è nulla e non produttiva di effetti, con la conseguenza che il minore rimane nella posizione di mero chiamato.

Dalla vicenda ne consegue che solo l'accettazione beneficiata conferisce al minore la qualità di erede.

Nella pronuncia esaminata l'accettazione della minore era avvenuta con beneficio di inventario, pertanto, la Corte rigetta il ricorso, presentato dalla madre, e la condanna al pagamento delle spese processuali.

 

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

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Rapporto tra correntista ed istituto di credito: intervento delle Sezioni Unite sulla decorrenza della prescrizione in caso di azione di ripetizione dell'indebito. (Corte di Cassazione, Sez. Unite n. 15895 del 13 giugno 2019).

Rapporto tra correntista ed istituto di credito: intervento delle Sezioni Unite [..] 

  • Data: 9 Luglio

Rapporto tra correntista ed istituto di credito: intervento delle Sezioni Unite sulla decorrenza della prescrizione in caso di azione di ripetizione dell'indebito. (Corte di Cassazione, Sez. Unite n. 15895 del 13 giugno 2019).

Con la pronuncia esaminata le Sezioni Unite intervengono sul delicato rapporto tra titolare di conto corrente ed istituto bancario. In particolar modo il punto centrale della questione riguarda i limiti dell'onere di allegazione dell'istituto bancario nel caso in cui, convenuto in giudizio dal correntista, con azione di ripetizione dell'indebito, ne eccepisca la prescrizione.

Nel caso di specie, la società citava in giudizio l'istituto bancario al fine di rideterminare il saldo in relazione a due conti correnti, incorporati dalla banca. L'attore invocava la nullità delle clausole di determinazione del tasso di interessi, in base agli usi, e di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e chiedeva, altresì, che l'istituto venisse condannato alla restituzione delle somme versate comprensive degli interessi maturati.

Il tribunale in primo grado rigettava la domanda, la Corte di Appello, in riforma della sentenza, accoglieva l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca.

La società proponeva, pertanto, ricorso per cassazione.

La questione, relativa alla corretta modalità attraverso la quale la banca può eccepire la prescrizione, veniva, poi assegnata alle Sezioni Unite.

Le Sezioni Unite, affrontano il dibattuto tema sulla possibile eccezione di prescrizione sollevabile dalla banca.

Il chiarimento della Corte si incentra sulla scelta tra eccezione generica o specifica.

Il principio affermato dalla Corte in tale circostanza dirime il contrasto esistente sul punto.

In sintesi la Corte sostiene che : “l'onere di allegazione gravante sull'istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da una apertura di credito, è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del titolare del diritto, e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l'indicazione di specifiche rimesse solutorie”.


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