Il peggioramento del tenore di vita non giustifica il padre che non versa l'assegno di mantenimento (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 48567 del 28.11.2019).

Il peggioramento del tenore di vita non giustifica il padre...[..]

  • Data: 19 Dicembre

Il caso sorgeva a seguito di una condanna, in primo grado, nei confronti di un soggetto imputato del reato di cui all' art. 570 c.p.

L'imputato accusato di non aver versato, alla figlia, l'assegno di 500 euro mensili così come previsto dal Tribunale, veniva condannato alla pena di due mesi di reclusione e € 200,00 di multa, oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile.

Il genitore inadempiente ricorreva in Cassazione dove, a mezzo del difensore di fiducia, rilevava la mancanza dell'elemento soggettivo del reato considerato che, svolgendo la professione di curatore fallimentare, aveva subito una diminuzione del lavoro con conseguente peggioramento del tenore di vita rispetto al precedente.

Aggiungeva anche che il lavoro successivo era stato poco soddisfacente dal punto di vista economico e di aver avuto anche un sinistro stradale.

La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile rilevando, in merito al motivo inerente all'elemento soggettivo, che la Corte territoriale  ha argomentato in maniera esaustiva le ragioni per le quali ha ritenuto integrato l'elemento soggettivo; per quanto riguarda il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ha applicato in maniera corretta il principio in base al quale tale reato debba essere qualificato come illecito a dolo generico.

Infatti non è necessario che il soggetto agisca con l'intenzione precisa di voler far mancare i mezzi di sussistenza al destinatario.

In sostanza la Suprema Corte ribadisce che, affinchè la condotta di cui sopra possa considerarsi scriminata, non basta dimostrare che vi sia stata una flessione o una generica difficoltà economica ma occorre “fornire la prova di una impossibilità effettiva e assoluta di rispettare gli obblighi di mantenimento verso i figli”.

Prova assente, a parere della Corte, nel caso di specie, considerato che, durante il periodo in cui non ha corrisposto il mantenimento, il genitore ha, comunque, continuato a lavorare.

Commento dell'Avv. Mariangela Caradonna c/o Studio Legale Cavalletti

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Possibile l'azione di regresso nei confronti del genitore inadempiente per ottenere il rimborso delle spese sostenute per il figlio fin dal nascita- (Corte di Cassazione ordinanza n. 16404 del 2019 pubblicata il 20.06.2019).

 Possibile l'azione di regresso nei confronti del genitore inadempiente[..]... ... 

  • Data: 1 Luglio

 Possibile l'azione di regresso nei confronti del genitore inadempiente per ottenere il rimborso delle spese sostenute per il figlio fin dal nascita- (Corte di Cassazione ordinanza n. 16404 del 2019 pubblicata il 20.06.2019).

Il caso di specie riguarda la condanna, in primo grado, del padre naturale, al pagamento, nei confronti della madre, della somma di euro 500,00 a titolo di mantenimento del figlio, oltre al rimborso del 50% delle spese mediche e di istruzione. Nella stessa sentenza veniva, altresì, previsto a carico del padre la corresponsione della somma di euro 60.000, a titolo di rimborso spese di mantenimento e di risarcimento dei danni.

Dinanzi alla Corte di Appello, la decisione veniva parzialmente riformata, pertanto, il padre impugnava il provvedimento con ricorso per Cassazione.

Nello specifico, contestava  sia la condanna al rimborso delle spese di mantenimento che l'entità del quantum.

La vicenda dinanzi alla Suprema Corte si conclude con il rigetto del ricorso perchè infondato..

La Corte, in tale circostanza, ha motivato la decisione affermando che, in virtù di quanto previsto dall'art 148 c.c., il genitore, che ha provveduto integralmente al mantenimento del figlio, ha il diritto di esercitare l'azione di regresso nei confronti dell'altro genitore.

In sostanza, la predetta azione di regresso, comporta il richiamo delle regole previste in materia di rapporto tra condebitori solidali in virtù del disposto di cui all'art 148 c.c.

In merito alla seconda doglianza, lamentata dal padre, ovvero l'entità del quantum, la Cassazione ribadisce che, in sede di legittimità, non è consentito rimettere in discussione gli esiti istruttori già raggiunti nella decisione impugnata. In caso contrario si darebbe luogo ad un terzo grado di merito, come tale, non consentito.

 

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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