Liquidazione del danno parentale per il congiunto di vittima di un incidente. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 8622 depositata il 26.03.2021).

Liquidazione del danno parentale. [..]

  • Data:09 Aprile

 

Con la pronuncia in esame la Suprema Corte analizza la possibile liquidazione sia del danno parentale che del danno esistenziale nei casi di perdita di un congiunto, vittima di incidente stradale.

La vicenda sorgeva a seguito di una azione di risarcimento danni che la madre e la sorella della vittima proponevano nei confronti del conducente, del proprietario nonché della compagnia assicurativa del veicolo coinvolto nel sinistro.

Il Tribunale, dando atto della parte di pagamento già effettuato, condannava in solido i convenuti al versamento della somma residua.

I congiunti ricorrevano in appello dove ottenevano la riforma parziale della sentenza con liquidazione del danno patrimoniale negato in primo grado.

Il caso giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove la madre e la sorella della vittima lamentavano la mancata liquidazione, oltre al danno per la perdita del congiunto, anche del danno esistenziale in conseguenza dello stato di “alterazione e sconvolgimento” di vita a seguito della perdita.

Rilevavano, altresì, la mancata personalizzazione del danno.

Gli Ermellini, ritenendo i motivi non fondati, rigettavano il ricorso.

Nello specifico la Corte riteneva gli importi liquidati congrui.

In riferimento al danno parentale la Suprema Corte specificava che questo consiste nella perdita di relazione con il familiare e, al tempo stesso, nella sofferenza interiore ed alterazione dello stato precedente.

I due aspetti, seppur  suscettibili di valutazione separata, sono connessi e sono considerati nelle tabelle in uso per la liquidazione del danno parentale.

In base a quanto sopra la liquidazione di un importo ulteriore comporterebbe una duplicazione risarcitoria.

La motivazione della Corte di Appello, pertanto, risultava corretta e priva di vizi logico-giuridici.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione

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E' possibile provare il danno parentale morale tramite presunzioni (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 7748 depositata dell'8 aprile 2020).

E' possibile provare il danno parentale morale tramite presunzioni ...[..]

  • Data:27 Aprile

 

 Nella fattispecie in esame la Suprema Corte affronta il tema del danno morale patito dai parenti di un soggetto leso.

Nel caso di specie un soggetto, a seguito di un incidente stradale causato da un altro veicolo, perdeva la vita. Nel sinistro rimaneva coinvolto anche un terzo trasportato il quale, in seguito allo scontro, riportava lesioni gravi.

Il terzo trasportato e i suoi congiunti ricorrevano in giudizio al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti.

In primo grado il Giudice riconosceva al terzo trasportato la responsabilità pari al 10% dei danni subiti e una somma a titolo di risarcimento, anche ai congiunti di questo, come danno riflesso.

La decisione veniva impugnata e la Corte di Appello competente negava il risarcimento.

La Corte riteneva non provato il danno da riduzione della capacità lavorativa del terzo trasportato e dichiarava il danno morale compreso nel biologico.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte la quale forniva dei chiarimenti in merito anche ai presupposti e alla prova del danno parentale.

Gli Ermellini, infatti, accoglievano il primo motivo del ricorso in relazione al mancato riconoscimento del danno non patrimoniale e affermavano che : “il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall'altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta.".

A parere della Corte affinché venga riconosciuto il risarcimento del danno morale ai congiunti non occorre che questi abbiano subito “un totale sconvolgimento delle abitudini di vita”.

Il danno morale, così come evidenziato dalla Corte nella pronuncia in esame, è iure proprio e non danno riflesso e per il suo riconoscimento risulta sufficiente la prova per presunzioni.

Tra le presunzioni rileva il rapporto di parentela tra la vittima e i suoi congiunti.

Il rapporto di parentela fa presumere che i congiunti del soggetto leso soffrano per le lesioni e i danni riportati dal prossimo congiunto.

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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