La coltivazione del fondo non è sufficiente per provare l'usucapione. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 19580 del 09.07.2021).

La coltivazione del fondo non è sufficiente [..]

  • Data:22 Luglio

Il caso sorgeva a seguito di ricorso proposto da due soggetti i quali affermavano di essere proprietari nonché di possedere da oltre 20 anni un terreno ed una strada sterrata.

A sostegno della loro tesi sostenevano di aver esercitato il possesso mediante la recinzione del fondo e di averlo destinato al pascolo per gli animali di loro proprietà.

Chiedevano, pertanto, la reintegra nel possesso del terreno in quanto controparte aveva apposto un cancello sulla strada di accesso e ricoverato degli animali nel terreno.

La domanda veniva respinta sia in primo grado che dinanzi alla Corte di Appello la quale condannava gli appellanti al pagamento delle spese processuali.

La vicenda giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove parte soccombente proponeva ricorso.

Parte ricorrente lamentava violazione e falsa applicazione delle norme di diritto in relazione all'art. 360 comma 3 c.p.c.

La Corte avrebbe erroneamente rigettato l'azione di reintegra ex art 1168 c.c.

In particolare, secondo il giudice di secondo grado, i ricorrenti non avrebbero dimostrato il possesso ventennale del terreno in contestazione.

La Suprema Corte, ritenendo il motivo non fondato, rigettava il ricorso.

Gli Ermellini specificavano che il recente orientamento, il quale ha superato i precedenti difformi in materia, ritiene che, ai fini della prova degli elementi costitutivi dell'usucapione, la coltivazione del fondo non basta. Occorrono, infatti, oltre all'attività materiale, indizi univoci dai quali desumere che tale attività sia svolta uti dominus.

Nella pronuncia viene, altresì, precisato che l'accertamento corpus possessionis è accertamento di fatto che il giudice di merito deve operare caso per caso considerando l'attività di chi si ritiene possessore ed il modo in cui tale attività si correla con il comportamento del proprietario.

Per la Suprema Corte ha, correttamente, agito la Corte di Appello la quale, attraverso la disamina dei poteri di controllo ed ingerenza esercitati dal proprietario, è giunta ad un giudizio di fatto.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti 

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