Il correntista ha sempre diritto ad avere la documentazione da parte della Banca anche in corso di causa” (Corte di Cassazione ordinanza n. 14231 24 maggio 2019).

Il correntista ha sempre diritto ad avere la documentazione da parte della[..]... ... 

  • Data: 24 Giugno
Il correntista ha sempre diritto ad avere la documentazione da parte della Banca anche in corso di causa” (Corte di Cassazione ordinanza n. 14231 24 maggio 2019).
Si procede al commento della ordinanza n. 14231 anno 2019 emessa dalla Prima Sezione della Corte di Cassazione in cui si stabilisce il principio che il correntista ha sempre diritto ad avere la documentazione da parte della Banca anche in corso di causa.
Il caso concerne un correntista che aveva promosso azione contro la banca per contestare la errata contabilizzazione del conto corrente e il relativo importo a debito.
La Corte di Appello aveva rigettato la domanda disponendo la condanna alla somma debitorea e il cliente aveva deciso di promuovere ricorso in Cassazione.
Il cliente lamentava il mancato accoglimento, in sede di giudizio, nei confronti della banca, della esibizione dei documenti utili a dimostrare la fondatezza delle ragioni dello stesso, mai prodotta dall’istituto di credito.
Ed infatti il ricorrente aveva formulato domanda di esibzione ex art. 210 c.p.c. ma i giudici di merito non avesvano accolto la sua richiesta di ordinare alla banca, l’esibizione di documenti dati dal cliente all’ istituto di credito come garanzia, e di cui verosimilmente la banca aveva provveduto al realizzo a fronte dell’inadempimento del cliente.
I Giudici della Prima Sezione civile hanno accolto il ricorso e riconosciuto al ricorrente e il diritto ad ottenere copia della documentazione bancaria relativa alle singole operazioni, poste in essere negli ultimi dieci anni.
Si sottoliena un passo importante in cui la Corte di Cassazione stabilisce “il diritto del cliente ad avere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, sancito dall'art. 119 TUB abbia natura sostanziale e non meramente processuale e la sua tutela si configuri come situazione giuridica "finale", a carattere non strumentale”.
Esso «non si esplica nell'ambito di un processo avente ad oggetto l'attuazione di un diverso diritto, ma si configura esso stesso come oggetto del giudizio intrapreso nei confronti della banca in possesso della documentazione richiesta e prescinde dall'eventuale uso che di questa il richiedente possa eventualmente voler fare in altre sedi».
Ed infine la Suprema Corte ha stabilito come “il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre diritto di ottenere dalla banca il rendiconto, ai sensi dell'art. 119 del d.lgs. n. 385 dei 1993 (TUB), anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell'esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto di cui all'art. 210 c.p.c., perché non può convertirsi un istituto di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo, trasformando la sua richiesta di documentazione da libera facoltà ad onere vincolante”.

Avv. Carlo Cavalletti Patrocinante in Cassazione

c/o Studio Legale Cavalletti

Via R. Fucini, 49

56125 Pisa

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La fideiussione omnibus redatta su modello ABI è affetta da nullità parziale” (Tribunale di Padova sez. II Civile RG. 7767 anno 2018)

La fideiussione omnibus redatta su modello ABI... ... 

  • Data: 24 Giugno
La fideiussione omnibus redatta su modello ABI è affetta da nullità parziale” (Tribunale di Padova sez. II Civile RG. 7767 anno 2018)

La sentenza in commento appare di rilievo relativamente alle garanzie personali, in particolare i contratti di fideiussione predisposti su moduli ABI, che si sono rilevati contrari a norme imperative.
Sulla punto si era già espressa la Corte di Cassazione, con sentenza n. 29810 anno 2018, stabilendo che le fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie (c.d. fideiussioni omnibus) su modulo uniforme ABI violano il divieto di intese anticoncorrenziali vietate dall'art. 2, L. 287/1990.
Quindi le fideiussioni erano considerate nulle se prevedevano le seguenti condizioni:
•    «il fideiussore è tenuto a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo»;
•    «qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l'obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate»;
•    «i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti»).
La sentenza in esame determina una nullità parziale della fideiussione e quindi relativa alla nullità delle singole clausole.
Se, dunque, la banca si è ha previsto le esposte condizioni contrattuali, la loro invalidità preclude alla banca di richiedere il pagamento al fideiussore.
E ciò apre naturalmemnte le porte alla opposizione che potrà proporre il fideiussore il quale potrà contestare ingiunzioni di pagamento e altresì richiedere danni da illegittima segnalazione in centrale rischi.
La sentenza in commento appare di rilievo relativamente alle garanzie personali, in particolare i contratti di fideiussione predisposti su moduli ABI, che si sono rilevati contrari a norme imperative.

Avv. Carlo Cavalletti Patrocinante in Cassazione

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In tema di responsabilità ex art. 2054 c.c. un eventuale vizi di costruzione della cosa non esclude la responsabilità del soggetto proprietario verso il terzo danneggiato. La domanda di manleva deve essere circostanziata nei tempi e la denuncia deve

In tema di responsabilità ex art.2054... ... 

  • Data: 24 Giugno
“In tema di responsabilità ex art. 2054 c.c. un eventuale vizi di costruzione della cosa non esclude la responsabilità del soggetto proprietario verso il terzo danneggiato. La domanda di manleva deve essere circostanziata nei tempi e la denuncia deve essere promossa entro l'anno dalla scoperta” (Tribunale di Pisa sentenza n. 508/2019).


La sentenza in esame concerne il caso di un operatore del soccorso stradale intervenuto per recuperare un mezzo in panne.

Durante le operazioni di soccorso si rompeva un componente della vettura facendo scivolare il mezzo dal rimorchio il quale, a sua volta, anadava colpire violentemente il soccorritore.

Veniva promossa la causa dall'operatore al proprietario del mezzo e il G.I., dopo aver svolto istruttoria e ctu, dispone con la sentenza in esame la condanna del proprietario ritenendo susssistere i presupposti di legge ex art 2054 c.c.

In particolare l'Autorità Giudiziaria motiva la decisione sul fatto che “spetta a chi ha la custodia del bene dimostrare che, in assenza dell'evento eccezionale, il danno non si sarebbe verificato: nulla di ciò è stato provato”.

Anche in ipotesi di un vizio di costruzione della cosa sarà comunque, motiva il G.I.,  il proprietario cui ci si dovrà rivolgere per essere risarciti dei danni patiti in conseguenza dell'evento.

Viceversa l'unico modo, per il possessore dell'auto, di evitare la condanna a risarcire il danno è provare che:

- l'evento è stato determinato da un caso fortuito eccezionale o imprevededibile;

- l'evento è dipeso da esclusiva colpa del danneggiato.

Ninete di ciò, nel corso del processo, è stato provato ma la controparte si è limitata a riferire di un presunto intervento di riparazione della terza chiamata senza circostanziare i tempi né indicare le caratteristiche, modalità, costi e soggetti coinvolti.

Per di più la domanda appare tardiva in quanto formulata oltre gli otto (8) giorni dalla scoperta né è stata promossa azione entro l'anno tanto da essere infondata e prescritta ex art. 2226 c.c.

Il Giudice quindi procede alla condanna del proprietario al danno differenziale subito e vengono altresì rigettate le domande di manleva.




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