Assenza del lavoratore per infortunio e diritto al risarcimento del datore di lavoro per mancato utilizzo della sua prestazione.

Assenza del lavoratore per infortunio e diritto al risarcimento  ..[..]

  • Data:01 Settembre

 

Nel caso in cui un lavoratore, a seguito di un infortunio, causato da un sinistro stradale, sia impossibilitato a svolgere la prestazione lavorativa, le conseguenze, dal punto di vista economico, ricadono sul datore di lavoro presso il quale il danneggiato svolgeva la propria prestazione lavorativa.

Questi, infatti, a causa dell'assenza del proprio dipendente, in quanto inabile, temporaneamente, al lavoro, subisce un danno economico con conseguenze che incidono sulla propria attività.

Il tema risulta interessante sopratutto in riferimento al pregiudizio subito dal datore di lavoro e alla possibilità per questo di agire ed ottenere il ristoro dei danni subiti.

La vittima del sinistro ha diritto al risarcimento del danno; il responsabile del sinistro e la compagnia assicurativa, infatti, provvederanno a liquidare, oltre al danno patrimoniale anche il danno biologico.

Il soggetto danneggiato, riconosciuto inabile al lavoro, ha diritto, durante tale periodo, a non recarsi al lavoro, a non essere licenziato e alla conservazione della retribuzione.

Se nessun dubbio sussiste in riferimento alla posizione del danneggiato, occorre valutare la posizione del datore di lavoro del soggetto leso, sul quale, indirettamente, ricadono altre conseguenze dell'evento dannoso.

Il datore di lavoro, infatti, non solo, non potendo usufruire della prestazione lavorativa, dovrà sostenere ulteriori costi per l'assunzione di un sostituto ma dovrà, altresì, sostenere i costi relativi al dipendente assente.

Nel corso degli anni la giurisprudenza è intervenuta sul tema e, le Sezioni Unite, con una pronuncia risalente nel tempo, hanno sancito il principio della risarcibilità del danno subito dal datore di lavoro impossibilitato ad usufruire della prestazione lavorativa in quanto il pregiudizio è ricollegabile al comportamento doloso o colposo del responsabile del sinistro. (Corte di Cassazione Sez. Unite n. 6132/1988).

Successivamente, anche, la giurisprudenza di merito e di legittimità, in applicazione del predetto principio, hanno riconosciuto al datore di lavoro un'azione diretta nei confronti dell'assicuratore per i danni causati dall'inutilizzo della prestazione lavorativa.

La Corte di Cassazione ha, infatti, chiarito che, nella nozione di danneggiato, a cui compete l'azione diretta contro l'assicuratore, “vanno incluse non soltanto le persone direttamente e fisicamente coinvolte nell'incidente, ma tutte quelle che abbiano subito un danno in rapporto di derivazione causale con l'incidente medesimo” (Cassazione sentenza n.15399 del 2002- Cassazione sentenza n. 11099/1991).

I suesposti principi risultano condivisibili, il datore di lavoro, infatti, quale “terzo danneggiato” appare legittimato, purchè provi il nesso di causalità tra la condotta del responsabile del sinistro e l'assenza del lavoratore nonché il danno ingiusto, derivato come conseguenza diretta ed immediata, ad agire al fine di ottenere il risarcimento dei danni causati dell'assenza del lavoratore dal posto di lavoro.

              

Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti  iscritto Albo Cassazionisti

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