Revoca dell'assegno di mantenimento per la figlia che ha un contratto a termine. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 11746 del 05.05.2021).

Revoca dell'assegno di mantenimento per la figlia [..]

  • Data:25 Maggio

 

La sentenza in esame rappresenta una inversione di rotta in tema di mantenimento da versare nei confronti della figlia, assunta con un contratto di lavoro a termine.

Viene, in sostanza, ribaltato il principio seguito dalla giurisprudenza e sulla base del quale il genitore è tenuto al versamento del mantenimento anche nel caso in cui il figlio svolga un lavoro precario con contratto a tempo determinato o a progetto.

La vicenda prendeva le mosse da un giudizio di separazione dove, giunti in sede di appello, la decisione di primo grado veniva riformata.

In particolare la Corte di Appello rigettava la richiesta di addebito al marito, così come la richiesta di mantenimento della figlia, disponendo la revoca dell'assegno diretto alla stessa a far data dalla pubblicazione della sentenza; veniva, altresì, revocata l'assegnazione della casa coniugale alla moglie.

La donna ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove contestava la questione relativa all'addebito al marito della separazione, la mancata e corretta valutazione della documentazione presente in giudizio nonché il mancato riconoscimento dell'assegno diretto alla figlia in considerazione del fatto che la stessa non risultava economicamente autosufficiente.

Gli Ermellini rigettavano le doglianze formulate da parte ricorrente.

I Supremi Giudici precisavano che, in relazione alla richiesta di addebito, la Corte di Appello ha applicato correttamente i principi in materia.

Per quanto riguarda le altre contestazioni mosse, la Corte evidenziava che trattasi di richiesta di valutazioni di merito non consentite in tale sede.

Sul punto, però, ha ritenuto, in ogni caso, la figlia economicamente autosufficiente in quanto la stessa, anche se assunta con contratto a termine, percepisce un reddito mensile.

Corretta anche la revoca della casa coniugale alla moglie in quanto la stessa, oltre a svolgere un lavoro come addetta alle pulizie, deteneva un immobile ricevuto in donazione dal marito e dal quale ricavava dei redditi.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione

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Niente mantenimento al figlio maggiorenne se non prova la non autosufficienza economica. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 29779 del 29.12.2020).

Niente mantenimento al figlio maggiorenne se non prova ( ..[..]

  • Data: 16 Gennaio

 

In un giudizio di divorzio, a seguito di riforma parziale della decisione di primo grado, la Corte di Appello competente disponeva a carico del padre l'obbligo di mantenimento nei confronti di un solo figlio della coppia per un importo pari a € 200,00 mensili.

Nel predetto giudizio la casa coniugale veniva assegnata all'ex moglie.

La donna ricorreva dinanzi alla Suprema Corte.

Parte ricorrente rilevava la mancata considerazione, ad opera del giudice territoriale, della situazione economica delle parti. Nello specifico osservava che l'assegno era stato disposto nei confronti di un solo figlio senza nulla prevedere riguardo al figlio maggiorenne di anni 27 il quale veniva considerato autonomo seppur in assenza di prova sulla raggiunta inidpendenza economica.

L'ex moglie evidenziava, altresì, l'omesso esame di quanto indicato nel ricorso introduttivo, che avrebbe condotto ad una diversa valutazione della situazione economica delle parti.

A parere degli Ermellini, la pronuncia di secondo grado era corretta; pertanto, il ricorso veniva respinto.

La Suprema Corte, infatti, riteneva che, nel corso del procedimento, non risultava dimostrato il mancato svolgimento dell'attività lavorativa. Inoltre non vi era prova sul fatto che il figlio si fosse adoperato per cercare una opportunità lavorativa consona alle proprie attitudini ed aspirazioni.

La Suprema Corte, nulla cambia in merito al dispositivo, ma modifica la motivazione del provvedimento precisando che il figlio maggiorenne ha diritto al mantenimento se questo, alla fine del percorso di studi, dimostri di essersi adoperato per trovare una occupazione lavorativa al fine di rendersi economicamente autosufficiente.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                

Commento dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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