Accordo tra coniugi sull'assegno di mantenimento: in sede di divorzio il Giudice dovrà procedere alla qualificazione della natura dell'accordo. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 11012 del 26.04.2021).

Accordo tra coniugi sull'assegno di[..]

  • Data:07 Maggio

 

La pronuncia ha ad oggetto l'analisi di un accordo sull'assegno di mantenimento raggiunto in sede di separazione tra i coniugi e sulla validità dell'accordo in sede di divorzio.

Nel caso di specie la coppia raggiungeva, in sede di separazione, un accordo in riferimento al pagamento dell'assegno, che l'uomo doveva versare all'ex moglie a titolo di mantenimento.

Nello specifico veniva disposta la corresponsione dell'importo “vita natural durante”.

Giunti in sede di divorzio l'accordo inter partes veniva ritenuto lecito e, pertanto, non rimesso in discussione.

La vicenda giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove l'ex marito chiedeva il taglio dell'assegno.

Gli Ermellini accoglievano con rinvio il ricorso dell'uomo ed evidenziavano la natura indisponibile dei diritti in materia matrimoniale.

A parere della Corte, infatti, in un procedimento, avente ad oggetto la spettanza dell'assegno divorzile, il Giudice non può rimettersi a quanto deciso in sede di separazione consensuale.

Gli accordi, se destinati a regolare l'assegno di divorzio, sono invalidi per illiceità della causa in quanto raggiunti in violazione dell'indisponibilità di tali diritti.

Secondo gli Ermellini :"In tema di soluzione della crisi coniugale, ove in sede di separazione, i coniugi, nel definire i rapporti patrimoniali già tra di loro pendenti e le conseguenti eventuali ragioni di debito - credito portata da ciascuno, abbiano pattuito anche la corresponsione di un assegno dell'uno e a favore dell'altro da versarsi "vita natural durante", il giudice del divorzio, chiamato a decidere sull'an dell'assegno divorzile, dovrà preliminarmente provvedere alla qualificazione della natura dell'accordo inter partes precisando se la rendita costituita (e la sua causa aleatoria sottostante) 'in occasione' della crisi familiare sia estranea alla disciplina inderogabile del rapporti tra coniugi in materia familiare, perché giustificata per altra causa, e se abbia fondamento il diritto all'assegno divorzile (che comporta necessariamente una relativa certezza causale soltanto in ragione della crisi familiare)".

Il Giudice di secondo grado, invece, ha, erroneamente, ritenuto leciti i patti tra i coniugi.

In ossequio alla decisione, la Corte di Appello competente dovrà, pertanto, procedere ad un nuovo ed attento esame dell'accordo, raggiunto dalle parti in sede di separazione, con qualificazione circa la natura dell'accordo stesso.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione

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Condannato il padre che non versa il mantenimento anche se ha contribuito ad altre spese (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 25593 del 9 settembre 2020).

Condannato il padre che non versa il mantenimento..[..]

  • Data:06 Ottobre

 

Un padre ricorreva al fine di ottenere la revisione della sentenza di condanna ex art 570 c.p., in quanto non aveva provveduto a versare il mantenimento ai figli minori così come previsto a seguito della separazione personale.

Il ricorrente, a suo sostegno, rilevava l'inconciliabilità tra i fatti, accertati in quella pronuncia, con altra, emessa dallo stesso Tribunale, avente ad oggetto la stessa imputazione ed estesa, anche, al coniuge separato e relativa ad un periodo successivo.

In quest'ultimo caso, l'uomo era stato assolto per insussistenza del fatto ascritto, in quanto, così come emerso, anche, dalle testimonianze, il padre, benchè inadempiente all'obbligo di mantenimento, aveva contribuito, in altro modo, al sostentamento dei figli.

L'uomo ricorreva, pertanto, dinanzi alla Suprema Corte la quale, però, dichiarava il ricorso inammissibile.

Il padre riteneva che il fatto, posto a fondamento della sentenza di condanna,  non poteva conciliarsi con i fatti stabiliti nella sentenza di assoluzione, la quale aveva accertato che egli aveva assolto agli obblighi di mantenimento "sin dal momento della separazione".
A parere degli Ermellini: “il profilo relativo alle sporadiche contribuzioni del padre era già stato valutato nella sentenza di condanna e la diversa soluzione cui è pervenuta la successiva sentenza di proscioglimento non discende dall’accertamento di una diversa base fattuale, ma dalla diversa considerazione della valenza giuridica di quegli apporti, più o meno occasionali, sulla cui esistenza non vi è mai stato contrasto”.

In definitiva la Corte ha escluso che la diversa qualificazione giuridica di medesime o analoghe condotte, da parte di due sentenze, possa dar luogo a revisione.

 

Commento dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Illegittimo l'assegno in sede di divorzio che prescinde dalle condizioni economiche di entrambi i genitori (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 19299 del 16 settembre 2020).

Illegittimo l'assegno in sede di divorzio ..[..]

  • Data:26 Settembre

 

La vicenda sorgeva a seguito di un ricorso presentato da un ex marito il quale chiedeva la riduzione dell'assegno, fissato in un primo momento ad € 3000.

L'uomo, di professione dentista, a seguito di una malattia invalidante che lo rendeva impossibilitato a svolgere la propria attività, chiedeva la riduzione del predetto assegno da 3000 a 1000 euro.

Il Tribunale competente, considerata la flessione del reddito del genitore obbligato, provvedeva alla riduzione dell'importo fissando la somma ad € 1900,00.

In sede di appello la Corte provvedeva ad una ulteriore riduzione senza però raggiungere la cifra richiesta dall'ex coniuge.

A parere della Corte di Appello, già in sede di separazione, l'uomo si era impegnato a versare un importo superiore al suo reddito; questo lasciava presumere che lo stesso potesse contare su apporti stabili capaci di permettergli tali versamenti.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove l'obbligato sosteneva che l'assegno di mantenimento era stato determinato senza rispettare il principio di proporzionalità rispetto al reddito, inoltre non era stato considerata la maggiore capacità economica dell'altro genitore.

Gli Ermellini ritenevano il motivo fondato in quanto nella decisione risultava assente il confronto tra i redditi dei due coniugi, pertanto, rinviavano alla Corte di Appello competente affinchè venissero seguiti i principi in materia.

In sostanza la Corte afferma che, nella determinazione dell'assegno, occorre procedere ad una valutazione comparata dei redditi di entrambi i genitori oltre alla considerazione delle esigenze attuali del figlio e del tenore di vita da questo goduto..

 

Commento dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Modificabile l'assegno di mantenimento in pendenza di divorzio (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 7547 depositata il 27.03.2020).

Modificabile l'assegno di mantenimento in pendenza ...[..]

  • Data:22 Aprile

 

La vicenda riguardava due coniugi coinvolti nel giudizio di separazione.
La Corte di Appello competente aumentava l'assegno di mantenimento, dovuto dall'ex marito, in € 750,00 mensili, dal mese di novembre 2014 al mese di settembre 2015.
La decisione aveva tenuto in considerazione il fatto che, in sede di divorzio, l'ordinanza presidenziale aveva stabilito l'importo in € 800,00, a partire dal mese di ottobre 2015, ritenendo congruo l'importo determinato in sede di separazione.
L'uomo ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove lamentava la violazione e falsa applicazione dell'art. 4 della legge n. 898 del 1970.
A parere del ricorrente il giudice della separazione avrebbe, indebitamente, sovrapposto la sua decisione a quella del giudice del divorzio. Nello specifico, secondo il soggetto obbligato, la Corte di Appello non poteva, in pendenza di divorzio, rideterminare l'importo.
La Suprema Corte, con la pronuncia in esame, rigettava il ricorso ritenendolo non fondato.
Secondo gli Ermellini ha correttamente agito il giudice dell'impugnazione il quale ha il potere di giudicare sulla domanda di attribuzione o modifica del mantenimento anche se in pendenza del giudizio di divorzio. Tale possibilità è esclusa nel caso in cui il presidente abbia adottato provvedimenti provvisori ed urgenti nella fase istruttoria o presidenziale.
I provvedimenti economici, adottati in sede di separazione, infatti, valgono fino a quando non viene adottato un nuovo regolamento in sede di divorzio.
Nel caso di specie, anche in considerazione delle date di decorrenza dell'importo, il giudice della separazione non si è sovrapposto alle statuizioni fissate in sede di divorzio.

 

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Assegno di divorzio, è obbligatorio?

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  • Data: 23 Dicembre

     

Dalla riforma del 1975 la materia del diritto di famiglia è rimasta pressoché immutata per molto tempo.

In tempi recenti, però, vi sono stati diversi interventi in relazione all'assegno divorzile e ai criteri da seguire per la sua determinazione.

La quantificazione e la determinazione dell'assegno di mantenimento rappresenta uno dei motivi di conflitto tra due persone che si apprestano ad accettare o a subire la modifica della loro vita affettiva e personale.

La sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017, la cosiddetta sentenza “Grilli”, stravolge le regole di determinazione e quantificazione dell'assegno divorzile.

Nello specifico, secondo i Giudici, il divorzio recide ogni legame con l'ex coniuge e di conseguenza cesserebbe anche l'obbligo di mantenimento.

In sostanza viene eliminato il “precedente tenore di vita” tra i criteri a cui fare riferimento per la determinazione dell'assegno, salvo i casi in cui l'ex coniuge non sia in grado di mantenersi da solo.

Nel 2018 la Suprema Corte, a Sezioni Unite, con la sentenza n.18287 dell'11 luglio, ritorna sulla questione , cerca di risolvere il contrasto insorto ridefinendo i criteri e i principi da seguire.

In tale pronuncia, a differenza della sentenza “Grilli”, gli Ermellini tengono in considerazione ulteriori elementi tra i quali il contributo apportato dall'ex coniuge e la durata dell'unione.

I Supremi Giudici, infatti, affermano che: “il riconoscimento dell'assegno di divorzio richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive”. Si deve, pertanto, tenere in considerazione il contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.

Ciò impone una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti interessate.

L'assegno di divorzio assume una funzione assistenziale nonché perequativa e compensativa.

Sulla scia degli interventi giurisprudenziali si assiste, anche, ad una volontà di intervenire dal punto di vista legislativo.

A seguito dell'intervento delle Sezioni Unite molteplici sono state le decisioni della Suprema Corte sulla questione.

Di recente, anche in relazione all'assegno di separazione, si assiste all'applicazione del criterio sancito in materia di divorzio. Gli Ermellini, infatti, nella recente pronuncia, la n.26084 del 2019, sottolineano, ancora una volta, la natura assistenziale dell'assegno, anche in sede di separazione, ribadendo, pertanto, il sorpasso del “tenore di vita” come parametro di riferimento.

Le diverse pronunce lasciano intravedere, sicuramente, un cambiamento oltre che delle condizioni delle parti interessate, anche del ruolo del  giudice chiamato ad esprimersi in materia di separazione e divorzio.

Considerato che, sul tema, la giurisprudenza appare in continua evoluzione, risulta difficile, sia citare tutti gli interventi in materia, sia esprimere una valutazione sugli esiti.

Ciò che, da addetti ai lavori, si auspica è, sicuramente, una maggiore definizione dei principi e delle regole da seguire al fine di eliminare, o quantomeno attenuare, i conflitti, in un ambito, così delicato, come  quello familiare.

Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti e dall' Avv. Mariangela Caradonna  

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Il peggioramento del tenore di vita non giustifica il padre che non versa l'assegno di mantenimento (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 48567 del 28.11.2019).

Il peggioramento del tenore di vita non giustifica il padre...[..]

  • Data: 19 Dicembre

Il caso sorgeva a seguito di una condanna, in primo grado, nei confronti di un soggetto imputato del reato di cui all' art. 570 c.p.

L'imputato accusato di non aver versato, alla figlia, l'assegno di 500 euro mensili così come previsto dal Tribunale, veniva condannato alla pena di due mesi di reclusione e € 200,00 di multa, oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile.

Il genitore inadempiente ricorreva in Cassazione dove, a mezzo del difensore di fiducia, rilevava la mancanza dell'elemento soggettivo del reato considerato che, svolgendo la professione di curatore fallimentare, aveva subito una diminuzione del lavoro con conseguente peggioramento del tenore di vita rispetto al precedente.

Aggiungeva anche che il lavoro successivo era stato poco soddisfacente dal punto di vista economico e di aver avuto anche un sinistro stradale.

La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile rilevando, in merito al motivo inerente all'elemento soggettivo, che la Corte territoriale  ha argomentato in maniera esaustiva le ragioni per le quali ha ritenuto integrato l'elemento soggettivo; per quanto riguarda il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ha applicato in maniera corretta il principio in base al quale tale reato debba essere qualificato come illecito a dolo generico.

Infatti non è necessario che il soggetto agisca con l'intenzione precisa di voler far mancare i mezzi di sussistenza al destinatario.

In sostanza la Suprema Corte ribadisce che, affinchè la condotta di cui sopra possa considerarsi scriminata, non basta dimostrare che vi sia stata una flessione o una generica difficoltà economica ma occorre “fornire la prova di una impossibilità effettiva e assoluta di rispettare gli obblighi di mantenimento verso i figli”.

Prova assente, a parere della Corte, nel caso di specie, considerato che, durante il periodo in cui non ha corrisposto il mantenimento, il genitore ha, comunque, continuato a lavorare.

Commento dell'Avv. Mariangela Caradonna c/o Studio Legale Cavalletti

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La diversa collocazione del figlio non incide sul versamento dell'assegno da parte del genitore obbligato. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17689 del 02.07.2019).

lLa diversa collocazione del figlio non incide sul versamento dell'assegno [..] 

  • Data: 31 Luglio

La diversa collocazione del figlio non incide sul versamento dell'assegno da parte del genitore obbligato. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17689 del 02.07.2019).

 

Con la presente pronuncia la Corte prende in esame le ipotesi in cui vi sia una diversa collocazione del figlio e nello specifico afferma che tale cambiamento non incide sull'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento.

La vicenda riguardava un padre nei cui confronti gravava, a seguito di divorzio, l'obbligo di corrispondere alla ex moglie l'assegno di mantenimento per il figlio collocato presso la stessa.

Successivamente il Tribunale per i minorenni disponeva la collocazione del figlio presso il padre, quest'ultimo, pertanto, smetteva di corrispondere quanto previsto.

L'ex moglie si attivava per il recupero delle somme e il padre proponeva opposizione a precetto poi respinta dal Tribunale competente.

Il Tribunale motivava il rigetto sostenendo che la diversa collocazione del minore non inficiava la validità di quanto statuito con la sentenza di divorzio. Veniva altresì, sottolineato, come, nel caso di specie, nessuna procedura ex art 9 della legge n. 898 del 1970 era stata esperita al fine di modificare la questione del contributo di mantenimento.

Tale decisione veniva riconfermata in appello, pertanto, il padre agiva dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che, a seguito della pronuncia del Tribunale per i minorenni, l'obbligo di mantenimento sarebbe venuto meno. Il ricorrente sosteneva, altresì, che il Tribunale fosse competente in ambito di provvedimenti posti a tutela dei figli.

La madre, invece, sosteneva l'assenza di modifiche implicite dei provvedimenti patrimoniali previsti dalla sentenza di divorzio.

Gli Ermellini rimarcano il consolidato orientamento sul tema ed affermano l'indipendenza del giudizio esecutivo da quello di eventuale modifica delle condizioni di separazione e divorzio.

In base a quanto affermato occorre che i fatti sopravvenuti e la statuizione in merito all'assegno di mantenimento siano valutati dinanzi al Giudice specializzato in materia tramite un apposito procedimento ex art 710 c.p.c. e 9 della legge n. 898 del 1970.

La Corte, pertanto, rigettava il ricorso, chiarendo che, il genitore, obbligato a versare l'assegno di mantenimento, resta obbligato, anche in presenza di una diversa collocazione decisa dal Tribunale per i minorenni e in assenza di attivazione dell'apposita procedura di revisione dei provvedimenti in materia.

 

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Assegno di mantenimento: irrilevante il tenore di vita in costanza di matrimonio. (Corte di Cassazione Ordinanza n. 16405 del 19.06.2019).

Assegno di mantenimento: irrilevante il tenore di vita in costanza di matrimonio [..] 

  • Data: 1 Luglio

Assegno di mantenimento: irrilevante il tenore di vita in costanza di matrimonio. (Corte di Cassazione Ordinanza n. 16405 del 19.06.2019).

La recente pronuncia della Corte, in tema di assegno di mantenimento, segna un passaggio importante in merito ai criteri da tenere in considerazione per la sua determinazione.

Infatti, la Suprema Corte, nel caso in questione, si allinea, in tema di assegno di mantenimento all'indirizzo giurisprudenziale affermato, in materia di divorzio, nel 2017.

La vicenda nasce a seguito di un ricorso presentato da una donna che, in seguito al tradimento del marito, chiedeva un assegno di mantenimento all'ex coniuge pari ad € 400,00.

In primo grado le richieste della donna non venivano accolte; in Appello, invece, il Giudice stabiliva a carico del marito il versamento di un assegno pari ad €170,00.

La Corte di Appello, nella determinazione del quantum, aveva tenuto conto della capacità reddituale dei soggetti coinvolti, della durata del matrimonio e della situazione economica della ex moglie.

La donna proponeva, pertanto, ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, motivava le proprie richieste sulla base del  principio del tenore di vita tenuto durante il matrimonio.

La Cassazione condivide la posizione della Corte di Appello e quindi rigetta il ricorso.

La sentenza è di particolare rilievo in quanto la Corte di Cassazione conclude che, anche, nel caso di determinazione dell'assegno di mantenimento valgono le regole e i criteri utilizzati per determinare l'assegno divorzile.

Pertanto, richiama quanto statuito, sul tema, dalla pronuncia a Sezione Unite n. 18287 del 2018 ovvero la non rilevanza del tenore di vita ai fini della determinazione dell'assegno.

In questa occasione viene ribadita la funzione dell'assegno di mantenimento il cui vero scopo, dice la Corte, non è quello di ristabilire la condizione economica esistente durante il matrimonio, ma bensì, quella di sostenere il coniuge più “debole” economicamente.

Il criterio al quale bisogna far riferimento, pertanto, per determinarne l'ammontare, è quello del contributo alla realizzazione della vita familiare in costanza di matrimonio.

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

Avv. Carlo Cavalletti Patrocinante in Cassazione

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