Ai fini della composizione di un rilevato contrasto sulle modalità di formulazione dell’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca allorchè il correntista domandi la restituzione di somme indebitamente versate, ed in [..]

Ai fini della composizione di un rilevato contrasto sulle modalità di formulazione dell’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca allorchè il correntista ... ... 

  • Data: 04 Marzo
Ai fini della composizione di un rilevato contrasto sulle modalità di formulazione dell’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca allorchè il correntista domandi la restituzione di somme indebitamente versate, ed in particolare se l’eccezione di prescrizione, per essere validamente proposta, debba contenere anche l’allegazione delle singole rimesse aventi natura solutoria operate nel corso del rapporto la Prima Sezione rimette gli atti al Presidente per valutare l'assegnazione alle Sezioni Unite” (Ordinanza Interlocutoria n. 27680 anno 2018

Il caso concerne quello di una società che aveva promosso azione legale al fine di rideterminare il saldo di due conti correnti con apertura di credito, previa declaratoria di nullità della clausola degli interessi anatocistici, con condanna dell’istituto bancario alla ripetizione dell’indebito.

La Corte d’Appello di Torino aveva stabilito che la Banca doveva restituire delle somme, al netto delle rimesse, qualificate solutorie e ritenute prescritte e contro tale decisione parte attrice promuoveva ricorso in Cassazione.

In particolare la ricorrente denunciava la violazione e la falsa applicazione degli artt. 2938, 2697 e 2727 c.c. da parte dei giudici di merito, in quanto avevano accolto un’eccezione di prescrizione formulata dall’Istituto bancario che risultava essere generica, in quanto la Banca non aveva allegato e provato quali fossero le rimesse extra fido e quindi solutorie.

Di opposta valutazione era l’istituto bancario che sosteneva la validità dell’eccezione di prescrizione. In particolare, la Banca evidenziava come non fosse necessaria un’elencazione delle singole rimesse ritenute prescritte.

La Corte di Cassazione evidenzia come la discussione sulla eccezione di prescrizione estintiva, abbia avuto origine dalla sentenza delle Sezioni Unite del 2 dicembre 2010, n. 24418. La Suprema Corte, aveva enunciato il principio secondo cui l’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, che contesta la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, fosse soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. In altri termini, le Sezioni Unite sostengono la necessità di distinguere i versamenti solutori da quelli ripristinatori.

Da tale pronuncia si sono evidenziati due diversi orientamenti.

Un primo orientamento sostiene che l’eccezione della banca con riferimento a tutte le rimesse affluite sul conto, senza indicazione di quelle aventi natura solutoria, sarebbe inammissibile.

L'altro orientamento ritiene che, nel caso di eccezione di prescrizione, compete al giudice – tramite un consulente tecnico – verificare quali rimesse siano solutorie o ripristinatorie

Tale orientamento è il frutto dell’interpretazione secondo cui sarebbe eccessivamente sproporzionato e gravoso – rispetto alla corrispettiva posizione del cliente – riconoscere tale onere in capo all’istituto di credito.

Il Collegio rimette gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ai fini della composizione del rilevato contrasto.



Commento avv. Carlo Cavalletti iscritto all'albo Cassazionisti

 

 

Commento avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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La Banca deve restituire le somme indebitamente riscosse nel contratto di c/c Ai sensi del D.L. 24.1.2012 n. 1 è stata prevista la nullità radicale di tutte le clausole che prevedono commissioni a favore della banca a fronte di linee di credito

La Banca deve restituire le somme indebitamente riscosse nel. [..]

  • Data:07

 

La Banca deve restituire le somme indebitamente riscosse nel contratto di conto corrente. Ai sensi del D.L. 24.1.2012 n. 1, convertito con modificazioni della L. 24.3.2012 n. 27 è stata prevista la nullità radicale di tutte le clausole che prevedono commissioni a favore della banca a fronte di linee di credito (Tribunale di Lucca rg. 60649/2016 sentenza n. 1202/2016).

Quello che andiamo a commentare concerne una controversia tra una Banca e un cliente che decideva di promuovere - dinanzi al Tribunale di Lucca – azione giudiziaria per la invalidità, nullità e/o annullabilità del contratto di conto corrente e di apertura di credito mediante affidamento con scopertura sul c/c oltre invalidità della applicazione degli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale.
Nel corso del giudizio la difesa del correntista provvedeva a produrre il contratto di apertura di c/c e gli estratti conto relativi al periodo 1992/2000 nonché lettera a/r ai fini della dimostrazione dell’avvenuta interruzione della prescrizione oltre ad una perizia contabile.
L’Istituto Bancario contestava ogni pretesa riferendo che la Banca si era adeguata alla delibera CICR del 9.2.2000.
Il Giudice accoglie le ragioni del correntista rigettando dapprima l’eccezione di prescrizione e riferendo, nel merito, come la difesa dell’attrice ha adempiuto a tutti gli oneri di allegazione tra cui gli estratti conto.
Il Giudice, nella sua motivazione, afferma poi che risulta giusto lo scomputo della commissione di massimo scoperto poiché, in forza del D.L. 24.1.2012 n. 1, convertito con modificazioni della L. 24.3.2012 n. 27 è stata prevista la nullità radicale di tutte le clausole che prevedono commissioni a favore della banca a fronte di linee di credito, del loro mantenimento e del loro utilizzo, anche in caso di sconfinamenti oltre il limite del fido o in assenza di affidamento.

 

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Contratto bancario nullo se firmato solo dal cliente (Cassazione Civile - sezione I - n. 5919/2016 del 24.3.2016)

Contratto bancario nullo se firmato solo dal cliente

  • Data:17

La sentenza che andiamo a trattare rappresenta un forte cambiamento di pensiero della Suprema Corte in materia di contratti bancari e finanziari, suscettibile di avere un effetto dirompente in tutti quei contenziosi, in cui si discute sulla validità del contratto riportante una sola firma e prodotto in giudizio, ossia caratterizzato dalla presenza sul documento della sola sottoscrizione del cliente, mentre manca la firma della banca o dell’intermediario finanziario.

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Diritto Bancario

ANATOCISMO
Per anatocismo s’intende la consuetudine bancaria in forza della quale gli interessi maturati sul saldo debitore vengono capitalizzati, ossia riportati "a Capitale"   producendo trimestre per trimestre sempre più interessi.
In tali ipotesi lo studio ricalcola il saldo in base ai corretti criteri, fin dall’apertura del conto corrente, e chiede che la banca sia condannata a restituire la differenza tra il saldo che essa pretende e il saldo calcolato da noi.
Il saldo ricalcolato prenderà in considerazione, oltre che gli illegittimi interessi anatocistici, anche gli interessi ultra-legali passivi ed eventualmente superiori alle soglie usurarie ex L. n. 108/96, le commissioni di massimo scoperto, le valute e le spese di tenuta conto.
Per intraprendere una vertenza occorre:
copia degliestratti conto trimestrali, comprensivi di scalare e riepilogo competenze, dall'apertura del conto fino ad oggi, o fino alla chiusura (se il conto è stato chiuso), nonché, ove possibile, del contratto di apertura del conto e successive risottoscrizioni/rimodulazioni.
La presente documentazione potrà altresì essere richiesta alla stessa Banca la quale dovrà consegnare quanto richiesto in forza del TUB.


 
MUTUI/LEASING
Lo studio valuta l’ipotesi in cui vi è usura.
Nel contratto di mutuo si possono verificare varie problematiche legate a numerosi aspetti quali:
1. Calcolo degli interessi anatocistici sempre presenti nel sistema di ammortamento c.d. alla francese;
2. indeterminatezza/'indeterminabilità del tasso di interesse applicato;
3. cumulo degli interessi di mora con gli interessi dovuti sulle somme concesse in mutuo;
4. alla continuazione della contabilizzazione delle rate a scadere dopo la decadenza del beneficio del termine.
Nei mutui o leasing, spesso:
1. il tasso indicato nel contratto non corrisponde a quello effettivamente applicato (Tasso Annuo Effettivo);
2. il tasso di interesse indicato risulta difforme da quello sul quale è stato costruito il piano di ammortamento;
3. il tasso di interesse risulta ancorato ad indici non oggettivamente ed obiettivamente individuabili;
4. il tasso di interesse risulta parametrato all'andamento dell'ECU o di altra valuta;
5. gli interessi di mora sono superiori alle soglie usurarie ex L. n. 108/96;
6. in luogo di tali tassi, previo accertamento giudiziale della ragione da valutare caso per caso, si applica la sanzione prevista dall’art. 1815 c.c. (NESSUN INTERESSE E’ DOVUTO), oppure TASSO LEGALE se si tratta di rapporti antecedenti all'entrata in vigore del D. Lgs. N° 385/93 (T.U.B.), altrimenti si applicano i tassi sostitutivi di cui al settimo comma dell'ART. 117 TUB.
Lo Studio necessita della seguente documentazione:
1. Atto di mutuo o leasing;
2. Atto di erogazione e quietanza;
3. Avvisi scadenza rate;
4. Quietanza pagamento rate;
5. Estratto conto rilasciato dalla Banca dei pagamenti effettuati e tassi praticati;
6. Eventuale corrispondenza con la Banca;
7. Eventuale Atto di precetto;
8. Eventuale atto di pignoramento;
9. Eventuali atti di citazione e/o di opposizione;
10. Qualora qualche documento non fosse reperibile sarà valutata la possibilità di effettuare ugualmente la valutazione di fattibilità e
la perizia.



QUANTO TEMPO HO PER FAR CAUSA ALLA BANCA?

Nel caso in cui il conto sia stato già chiuso si hanno dieci anni di tempo per intentare la causa e si può agire per il recupero di tutto, anche se il fido di conto corrente è durato, ad esempio, 30 anni, perché la prescrizione non decorre mentre il conto è aperto. Se non si ha la documentazione la si può chiedere alla banca, che deve per legge rilasciarla entro tre mesi ai sensi dell’art. 119 Testo Unico Bancario e secondo la legge sulla privacy. La banca però, in genere, non consegna la documentazione più vecchia di dieci anni dal momento in cui la si chiede, per cui, se non si ha la documentazione relativa al periodo anteriore a dieci anni, per quel periodo non si possono fare i conteggi, a meno che non si riesca ad ottenere (in via giudiziale dal Giudice) l’ordine alla banca di esibirla. Se la banca ha superato i tassi usurari, si può presentare denuncia querela per usura. Una volta depositata la denuncia querela, è possibile presentare una domanda come vittima dell’usura, ai sensi dell’art. 20 della L. n. 44/99 (e successive modif. e integraz.), per poi chiedere la sospensione di 300 giorni (rinnovabile eventualmente per altri 300 giorni) dai termini di pagamento, quali i termini dei pignoramenti, nonché di tre anni per gli adempimenti fiscali.


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