Affido condiviso e obbligo di mantenimento verso i figli (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 15397 del 20 luglio 2020).

Affido condiviso e obbligo di mantenimento verso i figli ..[..]

  • Data:01 Settembre

 

 

L'argomento analizzato dalla Corte concerne l'obbligo di mantenimento nei confronti dei figli anche se in affido condiviso tra i genitori.

Nel caso di specie, il giudice in primo grado disponeva l'affidamento condiviso della minore e prevedeva l'obbligo del padre di versare il mantenimento alla figlia.

Entrambi i genitori ricorrevano dinanzi alla Corte di Appello competente la quale stabiliva l'assegnazione della casa coniugale alla madre in quanto genitore collocatario e rigettava la richiesta del padre con la quale censurava l'obbligo nei suoi confronti di versare l'assegno di mantenimento.

L'uomo, pertanto, ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove contestava l'assegnazione della casa coniugale, l'obbligo di mantenimento nonché la mancata considerazione della proprietà dell'immobile e i tempi paritari di permanenza della minore con entrambi i genitori.

Gli Ermellini rigettavano il ricorso perché ritenuto inammissibile.

La Corte, infatti, precisava che ciascun genitore deve contribuire al mantenimento dei figli in ragione del proprio reddito, a nulla rilevando il fatto che un genitore percepisca un reddito più elevato.

Inoltre, la Corte evidenziava come la decisione, nel disporre il mantenimento, teneva in considerazione, la circostanza che, nel futuro, il mutamento lavorativo della madre avrebbe generato un ampliamento di permanenza della stessa con la figlia.

In sostanza, a parere della Corte, le censure del padre non risultavano meritevoli di accoglimento in quante dirette ad ottenere una rivisitazione della decisione nel merito, non consentita in sede di legittimità.

 

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Affido condiviso: i chiarimenti della Cassazione. (Corte di Cassazione sez. Civile n. 3652 del 13.02.2020).

Affido condiviso: i chiarimenti della Cassazione. ...[..]

  • Data:02 Marzo

 

Con la sentenza in esame la Suprema Corte offre delle precisazioni in merito alla gestione del tempo fra i due genitori in caso di affidamento condiviso.

La vicenda riguardava una minore la quale veniva affidata ad entrambi i genitori con collocazione  prevalente presso la madre. Il padre proponeva reclamo, dinanzi alla Corte di Appello, contestando  la fissazione della residenza della minore presso la madre.

In seguito al mancato accoglimento del reclamo da parte della Corte di Appello il padre ricorreva dinanzi alla Suprema Corte.

A parere della Corte lo spostamento della residenza della minore avrebbe provocato un turbamento inutile e una convivenza paritaria tra i due genitori avrebbe reso più difficoltosa la condizione della figlia.

Il genitore ricorrente contestava la collocazione presso la madre senza adeguata istruttoria, la mancata considerazione del lavoro della madre, la quale svolgeva dei turni, la revoca del provvedimento che autorizzava il contatto telefonico e giornaliero con la minore nonché il principio in base al quale “i rapporti tra genitori non conviventi e figli non si identificano in parametri aritmetici”.

Gli Ermellini respingevano il ricorso del padre e chiarivano di aver tenuto conto, nel disporre l'affidamento della minore, sia del lavoro svolto dai genitori che degli impegni della minore disponendo la residenza presso la madre, anche, al fine di garantire una stabilità alla minore stessa.

Inoltre precisavano che la regolamentazione dei rapporti tra genitori non conviventi e figli minori “non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice di merito che, partendo dalla esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all'esplicazione del loro ruolo educativo”.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti


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