Non ha nessuna colpa la madre se il figlio non vuole più vedere il padre (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 27207 depositata il 23.10.2019).

 Non ha nessuna colpa la madre se il figlio non vuole più vedere il padre ...[..]

  • Data: 22 Novembre 

Non ha nessuna colpa la madre se il figlio non vuole più vedere il padre (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 27207 depositata  il 23.10.2019). 

La vicenda in esame prendeva le mosse da un ricorso presentato da un padre a seguito della separazione. Il genitore in questione agiva contro il provvedimento che stabiliva l'affidamento condiviso della figlia con collocamento presso la madre e che prevedeva la sospensione degli incontri con il padre per un certo periodo.

Il provvedimento prevedeva, altresì, che i genitori intraprendessero un percorso di sostegno psicoterapico per la figlia.

Sia il Tribunale che la Corte di Appello rigettavano la domanda di modifica delle condizioni di separazione promossa dal padre.

Il ricorrente chiedeva l'applicazione dei provvedimenti ex art 709 ter c.p.c. nei confronti dell'altro genitore, ritenendolo causa dell'allontanamento della figlia.

I Giudici rilevavano che la decisione della ragazza di non incrementare gli incontri con il genitore fosse una sua scelta personale e non legata alla volontà e/o all'influenza della madre.

La questione giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione la quale condivideva la valutazione della Corte territoriale, svolta anche sulla base della consulenza tecnica d'ufficio e sulle relazioni dei servizi sociali e rigettava il ricorso.

La Suprema Corte rilevava come l'atteggiamento assunto dalla minore, divenuta maggiorenne nel corso del giudizio, nei confronti del padre, fosse una sua scelta e non riconducibile ad un plagio ad opera della madre.

Sulla base di tali argomentazioni la Corte riteneva i fatti emersi non idonei a fondare la domanda diretta ad ottenere i provvedimenti ex art 709 ter c.p.c.

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Niente mantenimento per la moglie che si licenzia (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 26594 del 18.10.2019).

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  • Data: 22 Novembre 

Niente mantenimento per la moglie che si licenzia (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 26594 del 18.10.2019).

La questione  sorgeva a seguito di un giudizio instaurato al fine di dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Il Tribunale assegnava i figli all'ex marito e prevedeva la corresponsione da parte dello stesso di un assegno di mantenimento, pari ad € 200,00, per i figli e di un assegno divorzile, di pari importo, per la moglie.

In appello veniva accolta la richiesta del marito e respinta quella della moglie volta ad ottenere l'aumento dell'assegno nonché l'affidamento condiviso dei figli.

La Corte rilevava come la moglie percepiva un reddito da lavoro dipendente fino a quando la stessa, decidendo di trasferirsi dai propri genitori, si licenziava.

Sulla base di ciò la Corte revocava l'assegno divorzile. Nello specifico riteneva l'atteggiamento della donna passivo nei confronti dei figli, rilevava, altresì come la stessa, ancora giovane, avrebbe potuto continuare a lavorare o cercare un altro lavoro in base alle sue necessità.

L'ex moglie, ricorreva, pertanto, in Cassazione.

La Suprema Corte respingeva il ricorso della donna e richiamava la sentenza delle Sezioni Unite n. 18287/2018 in base alla quale: “il riconoscimento dell'assegno di divorzio....richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive”.

Nel caso in esame l'impossibilità della donna di procurarsi mezzi economici non dipendeva da una incapacità lavorativa o da fattori esterni ma da una libera scelta della stessa la quale, licenziandosi, ha  abbandonato un lavoro che le consentiva di avere un reddito fisso.

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