Le riserve nei confronti della stazione appaltante in materia di appalti determina un riconoscimento del credito nei confronti del subappaltatore. La consulenza di ufficio deve essere adeguatamente motivata e in difetto il Giudice può disattenderla

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  • Data:30

Il Consorzio difeso dall'avv. Carlo Cavalletti aveva presentato ricorso per decreto ingiuntivo per la somma di € 241.010,58 nei confronti della stazione appaltante fondando la richiesta su stati di avanzamento regolarmente approvati nonché riserve trasmesse dalla stessa aggiudicatrice verso la stazione appaltante.
Il Tribunale accoglieva la richiesta e la controparte presentava opposizione rilevando come le riserve erano state trasmesse dalla aggiudicatrice in conseguenza di un mero rapporto contrattuale ma senza che le stesse potessero costituire un riconoscimento di debito.
Nel corso del giudizio il Giudice Istruttore nominava un consulente tecnico il quale si limitava a redigere una perizia sulla base della documentazione senza però compiere rilievi e/o accertamenti in loco.
Il consulente – all'esito del suo operato – riteneva eseguiti i lavori nella somma di € 66.025,21 anziché € 241.010,58.
L'avv. Carlo Cavalletti depositava istanza ex art. 92 disp. att. c.c. al fine di chiedere delucidazioni al consulente e il Giudice affermava che avrebbe deciso sul punto con la definitiva sentenza.
In data 19.8.2016 il Tribunale emetteva decisione che confermava la somma richiesta dal Consorzio accogliendo le motivazioni del legale avv. Carlo Cavalletti.
Ed infatti il G.I. rilevava come le riserve apposte dalla aggiudicataria alla stazione appaltante – riguardo a lavori eseguiti dal Consorzio – costituiscono un riconoscimento delle lavorazioni e dei relativi importi quantificati appunto in € 241.010,58.
Ma l'aspetto più importante della decisione concerne l'accoglimento della difesa nella parte in cui chiede di disapplicare la CTU in quanto non motivata e non fondata su dati scientifici e tecnici.
Ed infatti il G.I. afferma che la perizia non è sorretta da adeguata motivazione, in quanto non vengono specificatamente individuate dal CTU le lavorazioni già comprese nel contratto, né quelle eseguite in assenza di autorizzazione scritta; in ogni caso, la documentazione prodotta non consente di ritenere le opere oggetto di riserva già comprese nel contratto.
Il G.I. conferma quindi la debenza delle somme dovute al Consorzio e condanna la controparte anche alle spese processuali nella somma complessiva di € 20.000,00 circa.

Le riserve nei confronti della stazione appaltante in materia di appalti determina un riconoscimento del credito nei confronti del subappaltatore.

 

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