Addebito separazione se l'abbandono della casa è senza giusta causa. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 1785 del 28 gennaio 2021).

Addebito separazione se l'abbandono della casa [..]

Data:12 Febbraio > Nella vicenda in esame, in primo grado, veniva addebitata la separazione alla donna in quanto allontanatasi dal domicilio familiare. Alla donna venivano, altresì, negate le richieste di natura economica.

In secondo grado la decisione veniva confermata e modificata solo relativamente alle spese legali.

La parte soccombente ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove rilevava che la pronuncia di addebito avrebbe violato la giurisprudenza precedente laddove prevede che, chi chiede l'addebito debba provare il nesso di causa tra la violazione del dovere di convivenza e la intollerabilità della stessa.

La ricorrente lamentava, altresì, il mancato accertamento della irreversibilità della condotta e contestava anche la regolamentazione delle spese.

Gli Ermellini ritenevano non fondati il primo ed il secondo motivo in quanto inammissibili.

Nello specifico, a parere della Suprema Corte, la decisione impugnata rispettava i principi espressi dalla Corte secondo la quale “il volontario abbandono del domicilio familiare da parte di uno dei coniugi, costituendo violazione del dovere di convivenza, è di per se sufficiente a giustificare l'addebito della separazione personale, a meno che non risulti provato che esso è determinato dal comportamento dell'altro coniuge o sia intervenuto in un momento in cui la prosecuzione della convivenza era già divenuta intollerabile ed in conseguenza di tale fatto."

In sostanza, chi chiede l'addebito non deve provare il nesso tra allontanamento ed intollerabilità della convivenza ma chi si allontana sarà onerato di provare che l'allontanamento è avvenuto per una giusta causa.

Il terzo motivo, invece, in punto di ripartizione delle spese, veniva ritenuto fondato dalla Corte in quanto risultavano violati due principi in materia di regolamentazione delle spese.


                                              

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Abbandono della casa coniugale ed addebito della separazione.

Abbandono della casa coniugale ed addebito della separazione. ...[..]

  • Data:9 Luglio

 

 

Con il vincolo matrimoniale i coniugi assumono gli stessi diritti e gli stessi doveri.

L' inosservanza di questi, senza valido motivo, genera conseguenze in merito alla gestione del rapporto di coniugio sopratutto quando il matrimonio attraversa un periodo di crisi.

L'art 143 del c.c. elenca fra i diritti e doveri reciproci, derivanti dal matrimonio, l'obbligo alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale e  alla coabitazione.

La coabitazione è intesa come l'impegno dei coniugi a convivere in modo costante e continuato pressa la residenza familiare stabilita dagli stessi.

Con l'espressione “tetto coniugale”, infatti, la giurisprudenza intende, oltre al domicilio domestico, anche il luogo identificato come sede abituale del nucleo familiare.

Spesso tale dovere risulta di difficile rispetto, l'allontanamento può avvenire, per esempio, per esigenze lavorative dei coniugi ma, in alcuni casi, la mancata osservanza del precetto normativo, senza una valida ragione, può essere, in sede di separazione, motivo di addebito.

Ovviamente vi sono dei casi in cui l'allontanamento dalla casa coniugale può risultare legittimo, casi, in cui sono i coniugi stessi a concordare un temporaneo allontanamento dall'abitazione.

La questione diventa spinosa nel caso in cui non sia una scelta condivisa da entrambi i coniugi.

Se la coppia sta vivendo una grave crisi, tale da rendere la situazione matrimoniale irrecuperabile,  l'ordinamento consente e giustifica l'allontanamento dalla casa familiare

La legge, infatti, non impone la convivenza “forzata” ma considera l'abbandono della casa coniugale legittimo perchè sussistente una valida giustificazione.

Come già anticipato, il comportamento di allontanamento ingiustificato rileva, in sede di separazione, ai fini dell'eventuale pronuncia di addebito.

Sul punto risulta interessante l'intervento della Suprema Corte intervenuta, da ultimo, con la sentenza n. 12241 del 23 giugno 2020.

La questione traeva origine da una controversia tra due coniugi in tema di addebito della separazione.

Sia in primo grado che in appello la richiesta di addebito avanzata dal marito veniva rigettava.

La vicenda giungeva, così, dinanzi alla Suprema Corte dove il ricorrente lamentava la mancata considerazione del comportamento della moglie, la quale allontanandosi, ingiustificatamente, era venuta meno ai doveri nascenti dal matrimonio.

La Suprema Corte, nel caso di specie, ha condiviso la pronuncia della Corte di Appello per la quale l'abbandono da parte della moglie, in realtà, era avvenuto come conseguenza del comportamento di entrambi, rilevatisi inidonei a costruire un progetto di vita insieme.

La Corte specifica, comunque, che, l'abbandono della casa coniugale, intesa come casa in cui si svolge principalmente la vita del nucleo familiare, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale  ed è sufficiente ai fini dell'addebito della separazione, a nulla rilevando la prova circa l'esistenza di una relazione extraconiugale in costanza di matrimonio.

Al fine di evitare l'addebito il coniuge che ha abbandonato il domicilio dovrà provare che il  suo allontanamento è stato causato dal comportamento posto in essere dall'altro coniuge.

                                                                 

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