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“Nell'ambito dell'art. 2051 c.c. l'onere della prova del nesso causale tra custodia e danno incombe all'attore, mentre la prova del caso fortuito è a carico del convenuto. Nel caso di morte del coniuge spetta alla moglie un danno morale/[..]

 Nell'ambito dell'art. 2051 c.c. l'onere della prova del nesso causale ..[..]

  • Data: 23 Ottobre

 Nell'ambito dell'art. 2051 c.c. l'onere della prova del nesso causale tra custodia e danno incombe all'attore, mentre la prova del caso fortuito è a carico del convenuto. Nel caso di morte del coniuge spetta alla moglie un danno morale/esistenziale medio nel caso in cui si accertata la grave situazione psicologica” (Corte di Appello di Firenze sentenza n. 1605/2018).

Il caso concerne la morte di un padre di famiglia che, durante il ritorno a casa, sbandava con la propria autovettura e decedeva a causa del violento impatto con le barriere non consone alla sicurezza stradale.
Gli eredi del de cuius, assistiti dall'avv. Carlo Cavalletti, intraprendevao azione civile nei confronti dell'ente gestore per responsabilità che si concludeva con sentenza di condanna per omessa custodia.
L'ente proponeva appello e la difesa degli eredi proponeva appello incidentale tempestivo con cui chiedeva la condanna integrale dell'ente gestore oltre ad una modifica degli importi liquidati stante il grave pregiudizio esistenziale subito dalla moglie del de cuius.
La sentenza della Corte di Appello di Firenze risulta interessante sia per l'esame dell'art. 2051 c.c. “danno da cosa in custodia” sia per il rapporto con la fattispecie del caso fortuito.
Sul punto la Corte afferma come nell'ambito dell'art. 2051 c.c. l'onere della prova del nesso causale tra custodia e danno incombe all'attore, mentre la prova del caso fortuito è a carico del convenuto e in mabito processualcivilistico vale il principio di verosomiglianza.
Nessuna sorpresa può destare quindi la decisione del Tribunale che aveva ritenuto di aderire alla riscotruzione dinamica del CTU ritenuta del tutto plausibile.
Ed inoltre la pericolodità della cosa, ex art. 2051 c.c., va valutata in sé, indipendentemente che vi siano o meno disposizioni di legge che impongano particolari accorgimenti da adottare.
Circa poi la liquidazione del danno alla moglie del de cuius la Corte di Appello valuta l'importanza della perizia psichiatrica ammessa nel giudizio secondo cui parte attrice aveva subito un danno del 17%.
La Corte conferma il proprio orientamento, già espressi nella sentenza n. 1930/2014, secondo cui poiché nella tabella milanese del danno da perdita di congiunto non è inserita la componente del danno biologico, la liquidazione separata da quest'ultimo secondo la tabella generale ad esso relativa va effettuata seguendo la tabella generale a punti del danno non patrimoniale.
Per evitare però duplicazioni risarcitorie della componente cd. morale va scomputata la componente nella seconda di tali tabelle.
Quanto infatti alle componenti morali ed esistenziali, l'affectio coniugalis che il Tribunale riteneva priva di provata intensa connotazione in realtà si è rivelata tanto intensa da portare la vedova a non riuscire ad accettare la perdita del marito sia a quello di madre di due figli da crescere.
Per tali motivi la Corte di Appello reputa lo sconvolgimento della vita della attrice a livello elevato.
Ne consegue quindi il rigetto del'appello dell'ente gestore e il risarcimento del danno differenziale a favore degli eredi rispetto a quanto già liquidato dal Tribunale.

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Avv. Carlo Cavalletti

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In ipotesi di risoluzione di un contratto di fornitura la società creditrice può richiedere in via monitoria le somme del contributo pubblicitario e il pagamento dei macchinari concessi in comodato” (Lucca sentenza 447/ 2018, cronologico 1862

In ipotesi di risoluzione di un contratto di fornitura la società creditrice può ..[..]

  • Data: 21

 

“In ipotesi di risoluzione di un contratto di fornitura la società creditrice può richiedere in via monitoria le somme del contributo pubblicitario e il pagamento dei macchinari concessi in comodato” (Tribunale di Lucca, sentenza n. 447 anno 2018, cronologico 1862).

Due società, a seguito della stipula di un contratto di fornitura di caffè, si erano impegnate reciprocamente a determinati obblighi quali in particolare la fornitura di determinati quantitativi di caffè oltre al pagamento di un contributo pubblicitario e la costituzione di un comodato per alcuni beni aziendali.
La società fornitrice aveva, nel caso specifico, verificato come la controparte si riforniva con quantitativi di caffè sempre inferiori tanto che richiedeva la risoluzione del contratto nonché la restituzione delle somme sopra indicate.
Altresì, per tali importi, veniva richiesto e ottenuto decreto ingiuntivo presso il Tribunale di Lucca cui  però seguiva la opposizione della società acquirente ritenendo la presenza di vari inadempimenti quali mancate risposte al telefono e mancata evasione di ordini commerciali.
Il Tribunale di Lucca accoglie in peno le ragioni della assistita dello Studio Cavalletti ritenendo esplicitando che è stato corretto ricorrere con decreto ingiuntivo poiché i contratti stipulati tra le parti prevedono espressamente la restituizione del contributo pubblicitario e il pagamento dei macchinari per qualunque causa di scioglimento del contratto.
Altresì il G.I. riferisce che gli eventuali inadempimenti addebitati alla società fornitrice dovevano essere dimostrati in giudizio ma ciò non è avvenuto.
Segue altresì la condanna alle spese di tutto il processo svolto





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Deve ritenersi a tempo indeterminato il contratto cui è apposta una clausola del termine generica e per il quale il datore non rispetta la valutazione dei rischi con conseguente riammissione in servizio (Tribunale di Firenze, sez. Lavoro, n. 518 ann

Deve ritenersi a tempo indeterminato il contratto cui è apposta una clausola del termine generica..[..]

  • Data: 18

 

“Deve ritenersi a tempo indeterminato il contratto cui è apposta una clausola del termine generica e per il quale il datore non rispetta la valutazione dei rischi con conseguente riammisione in servizio” (Tribunale di Firenze, sez. Lavoro, n. 518 anno 2018).

Il caso concerne un lavoratore che era stato assunto con contratto a tempo determinato in forza di una clausola del tutto generica.
Lo Studio Legale Cavalletti promuoveva quindi azione dinanzi al Tribunale di Firenze per sentir dichiarare la nullità della clausola e conseguentemente disporre la riammisione in servizio del lavoratore.
Si costituiva in giudizio la datrice di lavoro eccependo sia la decadenza dal termine ex art. 32 L. 183/2010 nonché la infodatezza della domanda di parte ricorrente.
Il Giudice accoglie la domanda del lavoratore in ordine alla rimessione in servizio, così come richiesta dalla Studio Legale Cavalletti, sulla base dei seguenti principi.
Innanzitutto non può essere accolta la eccezione di decadenza proposta dalla datrice in quanto il ricorso è stato depositato nei termini previsti ex lege.
Nel merito il dettato normativo di richiamo è dato dall'art. 3 del d.lgs n. 368/2011 lettera d) che impone, quale condizione legittimante il ricorso alla contrattazione a termine, l'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi dell'art. 4 d.lgs. 626/1994.
La datrice di lavoro, in forza della eccezione promossa dal lavoratore, si è limitata a contestare genericamente l'assunto non fornendone però specifica prova.
E così il G.I. ha ritenuto fondata la domanda proposta dai legali avv. Carlo Cavalletti e avv. Pasquinucci ritetendo quindi accertata la nullità del termine apposta al contratto e valutato il contratto a tempo indeterminato.
Ne segue la rimessione in servizio del lavoratore e la condanna della datrice al risarcimento del danno e al pagamento delle spese legali.






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I fatti estintitivi sopravvenuti vanno proposti nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e non in autonomo giudizio di opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.” (Tribunale di Lucca ordinanza n. 2804/2018).

I fatti estintitivi sopravvenuti vanno proposti nel giudizio di..[..]

  • Data: 18

 

“I fatti estintitivi sopravvenuti vanno proposti nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e non in autonomo giudizio di opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.” (Tribunale di Lucca  ordinanza n. 2804/2018).

Il caso concerne una richiesta di pagamento promossa da una società per lavori di fornitura e messa a disposizione mezzi d'opera.
Il Tribunale di Lucca concedeva all'azienda decreto ingiuntivo e veniva proposta opposizione sul presupposto che la società aveva DURC non era regolare.
Sul punto la difesa dello studio Cavalletti atteneva a una irrilevanza dei suddetti fatti stante la mancata richiesta di pagamento da parte di enti previdenziali quali Inps e Inail ed infatti il Giudice di merito concedeva la provvisoria esecutorietà.
A seguito della notifica di atto di precetto la società opponente proponeva opposizione alla esecuzione ex art. 615 c.p.c. allegando avvenuto pagamento agli enti previdenziali e eccependo la solidarietà della società appaltante in ordine ai contributi previdenziali.
La difesa dello studio Cavalletti era duplice.
Non si può presentare opposizione all'esecuzione in forza di una mera quitanza di pagamento in quanto non vi è mai stata alcuna richiesta formale da parte degli enti previdenziali e altresì i contributi presenti nel DURC non attenevano a insolvenze di quell'appalto specifico.
Il G.I. respinge la richiesta di sospensiva in quanto i fatti estintivi sopravvenuti, rispetto alla proposizione dell'opposizione a decreto ingiuntivo, vanno fatti valere nel giudizio di opposizione e non possono essere fatti valere con l'opposizione all'esecuzione.



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