Diritto Civile

In tema di responsabilità ex art. 2054 c.c. un eventuale vizi di costruzione della cosa non esclude la responsabilità del soggetto proprietario verso il terzo danneggiato. La domanda di manleva deve essere circostanziata nei tempi e la denuncia deve

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  • Data: 24 Giugno
“In tema di responsabilità ex art. 2054 c.c. un eventuale vizi di costruzione della cosa non esclude la responsabilità del soggetto proprietario verso il terzo danneggiato. La domanda di manleva deve essere circostanziata nei tempi e la denuncia deve essere promossa entro l'anno dalla scoperta” (Tribunale di Pisa sentenza n. 508/2019).


La sentenza in esame concerne il caso di un operatore del soccorso stradale intervenuto per recuperare un mezzo in panne.

Durante le operazioni di soccorso si rompeva un componente della vettura facendo scivolare il mezzo dal rimorchio il quale, a sua volta, anadava colpire violentemente il soccorritore.

Veniva promossa la causa dall'operatore al proprietario del mezzo e il G.I., dopo aver svolto istruttoria e ctu, dispone con la sentenza in esame la condanna del proprietario ritenendo susssistere i presupposti di legge ex art 2054 c.c.

In particolare l'Autorità Giudiziaria motiva la decisione sul fatto che “spetta a chi ha la custodia del bene dimostrare che, in assenza dell'evento eccezionale, il danno non si sarebbe verificato: nulla di ciò è stato provato”.

Anche in ipotesi di un vizio di costruzione della cosa sarà comunque, motiva il G.I.,  il proprietario cui ci si dovrà rivolgere per essere risarciti dei danni patiti in conseguenza dell'evento.

Viceversa l'unico modo, per il possessore dell'auto, di evitare la condanna a risarcire il danno è provare che:

- l'evento è stato determinato da un caso fortuito eccezionale o imprevededibile;

- l'evento è dipeso da esclusiva colpa del danneggiato.

Ninete di ciò, nel corso del processo, è stato provato ma la controparte si è limitata a riferire di un presunto intervento di riparazione della terza chiamata senza circostanziare i tempi né indicare le caratteristiche, modalità, costi e soggetti coinvolti.

Per di più la domanda appare tardiva in quanto formulata oltre gli otto (8) giorni dalla scoperta né è stata promossa azione entro l'anno tanto da essere infondata e prescritta ex art. 2226 c.c.

Il Giudice quindi procede alla condanna del proprietario al danno differenziale subito e vengono altresì rigettate le domande di manleva.




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E' da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa.In tal ipotesi si verifica la lesione dei diritti della persona al buon nome inteso come affidabilità sul mercato del credito

E' da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa.... ... 

  • Data: 1 Aprile
“E' da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa. In tal ipotesi si verifica la lesione dei diritti della persona al buon nome inteso come affidabilità sul mercato del credito, alla riservatezza e all'immagine. Il danno risarcibile è determinabile tramite la tabella elaborata dall'Osservatorio sulla Giustizia di Milano relativa ai criteri per la liquidazione del danno da diffamazione a mezzo stampa” (Tribunale di Pisa, ordinanza rg. 2482 anno 2016).

Il caso concerne una richiesta danni promossa da un cittadino che, dopo aver intrapreso vertenze contro l'amministrazione finanziaria dinanzi alla Commissione  Tributaria ed aver ottenuto la sospensione di due titoli, vedeva iscriversi ipoteca giudiziale per una somma di € 220.000,00 circa relative a tre avvisi di accertamento.
L'avv. Carlo Cavalletti depositava ricorso ex art. 702 bis cpc dinanzi al Tribunale di Pisa per sentire - riconosciuta l’illegittimità/sproporzione dell’iscrizione ipotecaria - condannare l'ente di riscossione al risarcimento del danno per illegittima iscrizione dell’ipoteca sull’immobile da valutarsi in via equitativa dal giudice, tenuto conto della durata della trascrizione e degli effetti pregiudizievoli da essa generati oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.
Altresì parte ricorrente chiedeva di condannare sempre l'ente di riscossione a risarcire al cliente i danni patrimoniali conseguenti, a titolo di mancato guadagno, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.
Il Giudice, svolta l'istruttoria, emetteva ordinanza di accoglimento della richieste del rappresentato dall'avv. Carlo Cavalletti in cui espressamente riferiva che è da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa.
La decisione appare interessante nella parte in cui il Giudice ritiene che, la illegittima iscrizione ipotecaria, determina ipotesi di lesione dei diritti della persona al buon nome inteso come affidabilità sul mercato del credito, alla riservatezza e all'immagine.
Per la valutazione del danno il Tribunale di Pisa afferma che lo stesso è determinabile tramite la tabella elaborata dall'Osservatorio sulla Giustizia di Milano relativa ai criteri per la liquidazione del danno da diffamazione a mezzo stampa  e con altri mezzi di comunicazione tenendo conto della gravità delle offese, del pregiudizio del diffamato sotto il profilo professionale e della media distribuzione del mezzo diffamatorio.
In conclusione il Giudice condanna l'ente di riscossione alla somma di € 21.000,00 oltre alle spese del giudizio.

 

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La mancata iscrizione del professionista all'albo degli ingegnere determina la nullità della prestazione ai sensi dell'art. 2331 c.c.” (Giudice di Pace di Pisa sentenza n. 150 anno 2019).

La mancata iscrizione del professionista all'albo degli ingegnere determina la nullità ... ... 

  • Data: 19 Marzo
““La mancata iscrizione del professionista all'albo degli ingegnere determina la nullità della prestazione ai sensi dell'art. 2331 c.c.” (Giudice di Pace di Pisa sentenza n. 150 anno 2019).” 
La vicenda riguarda una richiesta di pagamento formulata da un professionista nei confronti di un condominio per presuntà attività di calcolo relativa a lavori di ristrutturazione.
Si costituiva dinanzi al Giudice di Pace di Pisa il Condominio, rappresentato dall'avv. Carlo Cavalletti, che eccepiva sia la mancata conclusione di accordo professionale sia la mancata iscrizione del professionista nell'albo degli ingegneri.
Nel procedimento in essere si costituiva a sostegno della domanda di parte attrice, in via adesiva autonoma, una ulteriore figura quale un ingegnere riferendo che lo stesso risultava iscritto al competente ordine ed avrebbe svolto il lavoro per conto del Condominio.
Il Giudice acquisiva i verbali di assemblea e ammetteva interrogatorio formale dell'attore nella cui udienza veniva richiesto se fosse iscritto all'ordine degli ingegneri.
In data 25.2.2019 il Giudice di Pace pubblicava la sentenza in commento confermando la totale ragione del condominio, rappresentato dall'avv. Carlo Cavalletti, motivando come, anche laddove dovesse ritenersi sussistente l'incarico dedotto in giudizio da parte attrice, a prestazione risulterebbe comunque nulla stante la mancata iscrizione dell'attore all'albo degli ingegneri, e ciò ai sensi dell'art. 2331 cc (sul punto cfr. Cassazione Civ. n. 11947/1993).
Ed ancora il Giudice, sempre in accoglimento delle eccezioni mosse dal legale del condominio, affermava come in relazione alla domanda formulata dal terzo intervenuto in via subordinata, la stessa anche ove ritenuta provata, risulterebbe incompatibile con la posizione assunta in via principale che si configura come un intervenuto adesivo alla domanda di parte attrice e non come una domanda propria. Tale domanda proposta in via subordinata deve pertanto essere respinta.

 

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L'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell'art 7 d.lgs 150/11 [..]

L'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione ... ... 

  • Data: 19 Marzo
“L'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell'art. 7 d.lgs 150/11 e non nelle forme della opposizione all'esecuzione ex art. 615 cod. proc. Civ. (sentenza n. 171 anno 2019 Giudice di Pace di Pisa)” 
La sentenza in oggetto concerne una opposizione nelle forme ex art. 615 c.p.c, presentata dall'avv. Carlo Cavalletti, relativa ad una cartella esattoriale per presunte violazioni del cds.

Il Giudice riferisce come le SS.UU. con la sentenza 22/09/2017 n. 22080 hanno sancito che l'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell'art. 7 d.lgs 150/11 e non nelle forme della opposizione all'esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell'omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada, il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento.

In relazione alla avvenuta prescrizione, eccepita dalla difesa del ricorrente, il Giudice motiva come, secondo il disposto degli artt. 209 Cds e 28 L.689/81, risulta essere decorso il termine prescrizionale di cinque anni fra la data della notifica del verbale di contravvenzione avvenuta il 13.6.09 e la notificazione della cartella esattoriale, avvenuta nel dicembre 2018, senza che alcun atto interruttivo della prescrizione stessa sia stato notificato all'opponente in tale lasso di tempo. Per tali motivi, in accoglimento della proposta opposizione, va dichiarata l'estinzione dell'obbligazione pecuniaria per intervenuta estinzione del credito cartellizzato, non esercitato nel termine quinquennale, con conseguente caducazione della relativa cartella.

Sull'applicazione del termine quinquennale ex art.209 Cds, si osserva che la cartella esattoriale vale come un mero atto di precetto, volto alla messa in mora del debitore e all'interruzione del termine prescrizionale.

L'autorità giudiziaria, stante le ragioni, condanna altresì la controparte al pagamento delle spese processuali.

 

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