Diritto Civile

In ipotesi di risoluzione di un contratto di fornitura la società creditrice può richiedere in via monitoria le somme del contributo pubblicitario e il pagamento dei macchinari concessi in comodato” (Lucca sentenza 447/ 2018, cronologico 1862

In ipotesi di risoluzione di un contratto di fornitura la società creditrice può ..[..]

  • Data: 21

 

“In ipotesi di risoluzione di un contratto di fornitura la società creditrice può richiedere in via monitoria le somme del contributo pubblicitario e il pagamento dei macchinari concessi in comodato” (Tribunale di Lucca, sentenza n. 447 anno 2018, cronologico 1862).

Due società, a seguito della stipula di un contratto di fornitura di caffè, si erano impegnate reciprocamente a determinati obblighi quali in particolare la fornitura di determinati quantitativi di caffè oltre al pagamento di un contributo pubblicitario e la costituzione di un comodato per alcuni beni aziendali.
La società fornitrice aveva, nel caso specifico, verificato come la controparte si riforniva con quantitativi di caffè sempre inferiori tanto che richiedeva la risoluzione del contratto nonché la restituzione delle somme sopra indicate.
Altresì, per tali importi, veniva richiesto e ottenuto decreto ingiuntivo presso il Tribunale di Lucca cui  però seguiva la opposizione della società acquirente ritenendo la presenza di vari inadempimenti quali mancate risposte al telefono e mancata evasione di ordini commerciali.
Il Tribunale di Lucca accoglie in peno le ragioni della assistita dello Studio Cavalletti ritenendo esplicitando che è stato corretto ricorrere con decreto ingiuntivo poiché i contratti stipulati tra le parti prevedono espressamente la restituizione del contributo pubblicitario e il pagamento dei macchinari per qualunque causa di scioglimento del contratto.
Altresì il G.I. riferisce che gli eventuali inadempimenti addebitati alla società fornitrice dovevano essere dimostrati in giudizio ma ciò non è avvenuto.
Segue altresì la condanna alle spese di tutto il processo svolto





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Deve ritenersi a tempo indeterminato il contratto cui è apposta una clausola del termine generica e per il quale il datore non rispetta la valutazione dei rischi con conseguente riammissione in servizio (Tribunale di Firenze, sez. Lavoro, n. 518 ann

Deve ritenersi a tempo indeterminato il contratto cui è apposta una clausola del termine generica..[..]

  • Data: 18

 

“Deve ritenersi a tempo indeterminato il contratto cui è apposta una clausola del termine generica e per il quale il datore non rispetta la valutazione dei rischi con conseguente riammisione in servizio” (Tribunale di Firenze, sez. Lavoro, n. 518 anno 2018).

Il caso concerne un lavoratore che era stato assunto con contratto a tempo determinato in forza di una clausola del tutto generica.
Lo Studio Legale Cavalletti promuoveva quindi azione dinanzi al Tribunale di Firenze per sentir dichiarare la nullità della clausola e conseguentemente disporre la riammisione in servizio del lavoratore.
Si costituiva in giudizio la datrice di lavoro eccependo sia la decadenza dal termine ex art. 32 L. 183/2010 nonché la infodatezza della domanda di parte ricorrente.
Il Giudice accoglie la domanda del lavoratore in ordine alla rimessione in servizio, così come richiesta dalla Studio Legale Cavalletti, sulla base dei seguenti principi.
Innanzitutto non può essere accolta la eccezione di decadenza proposta dalla datrice in quanto il ricorso è stato depositato nei termini previsti ex lege.
Nel merito il dettato normativo di richiamo è dato dall'art. 3 del d.lgs n. 368/2011 lettera d) che impone, quale condizione legittimante il ricorso alla contrattazione a termine, l'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi dell'art. 4 d.lgs. 626/1994.
La datrice di lavoro, in forza della eccezione promossa dal lavoratore, si è limitata a contestare genericamente l'assunto non fornendone però specifica prova.
E così il G.I. ha ritenuto fondata la domanda proposta dai legali avv. Carlo Cavalletti e avv. Pasquinucci ritetendo quindi accertata la nullità del termine apposta al contratto e valutato il contratto a tempo indeterminato.
Ne segue la rimessione in servizio del lavoratore e la condanna della datrice al risarcimento del danno e al pagamento delle spese legali.






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I fatti estintitivi sopravvenuti vanno proposti nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e non in autonomo giudizio di opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.” (Tribunale di Lucca ordinanza n. 2804/2018).

I fatti estintitivi sopravvenuti vanno proposti nel giudizio di..[..]

  • Data: 18

 

“I fatti estintitivi sopravvenuti vanno proposti nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e non in autonomo giudizio di opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.” (Tribunale di Lucca  ordinanza n. 2804/2018).

Il caso concerne una richiesta di pagamento promossa da una società per lavori di fornitura e messa a disposizione mezzi d'opera.
Il Tribunale di Lucca concedeva all'azienda decreto ingiuntivo e veniva proposta opposizione sul presupposto che la società aveva DURC non era regolare.
Sul punto la difesa dello studio Cavalletti atteneva a una irrilevanza dei suddetti fatti stante la mancata richiesta di pagamento da parte di enti previdenziali quali Inps e Inail ed infatti il Giudice di merito concedeva la provvisoria esecutorietà.
A seguito della notifica di atto di precetto la società opponente proponeva opposizione alla esecuzione ex art. 615 c.p.c. allegando avvenuto pagamento agli enti previdenziali e eccependo la solidarietà della società appaltante in ordine ai contributi previdenziali.
La difesa dello studio Cavalletti era duplice.
Non si può presentare opposizione all'esecuzione in forza di una mera quitanza di pagamento in quanto non vi è mai stata alcuna richiesta formale da parte degli enti previdenziali e altresì i contributi presenti nel DURC non attenevano a insolvenze di quell'appalto specifico.
Il G.I. respinge la richiesta di sospensiva in quanto i fatti estintivi sopravvenuti, rispetto alla proposizione dell'opposizione a decreto ingiuntivo, vanno fatti valere nel giudizio di opposizione e non possono essere fatti valere con l'opposizione all'esecuzione.



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La prova dell'avvenuta notifica del verbale deve essere fornita da Equitalia spa. La mancata produzione dell'atto notificato determina l'annullamento della cartella esattoriale.

La prova dell'avvenuta notifica del verbale deve essere fornita da Equitalia spa. La mancata produzione dell'atto notificato determina l'annullamento della cartella esattoriale.[..]

  • Data: 13

“La prova dell'avvenuta notifica del verbale deve essere fornita da Equitalia spa. La mancata produzione dell'atto notificato determina l'annullamento della cartella esattoriale. ” (Giudice di Pace di Pisa sentenza n. 3264 anno 2014).
Il caso concerne un cittadino che si vedeva notificare da Equitalia spa intimazione di pagamento per presunte violazioni emesse dalla Prefettura di Napoli
L'avv. Carlo Cavalletti, dopo aver esaminato le singole intimazioni, citava in giudizio Equitalia Centro spa  e la Prefettura di Napoli eccependo la infondatezza della cartella oltre alla nullità/inesistenza delle notifica.
Il giudizio si svolgeva dinanzi al Giudice di Pace di Pisa il quale – in data 27 gennaio 2015– emetteva sentenza n. 3264/2015 con la quale accoglieva la ragioni del cittadino annullando la cartella impugnata e condannava Equitalia  a pagare le intere spese del giudizio.
In particolare il Giudice rilevava come la prova della avvenuta notifica deve essere fornita dall'ente irrogante e pertanto, qualora la stessa non venga fornita, dovrà essere estinta la relativa cartella.

 


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